FILIPPO TURATI - ANNA KULISCIOFF.
...
.
...
LA TRAGEDIA DI GIACOMO MATTEOTTI.
...
.
...
1945. Editrice socialista romagnola, FORLI'.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
        Testo fornito dal Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
LA TRAGEDIA DI GIACOMO MATTEOTTi nelle lettere scambiatesi fra l'11 e il 27 giugno 1924 fra Filippo Turati ed Anna Kuliscioff.
Per cortesia del compilatore, possiamo stralciare dall'ultimo volume le lettere che furon scambiate nel triste periodo in cui avvenne l'assassinio di Giacomo Matteotti.
Crediamo con questo di rendere il pi devoto omaggio al nostro indimenticabile compagno, rievocando, colla  testimonianza diretta di quelli che furono i suoi maestri ed amici, le fasi della tragedia che graver nella storia sul miserabile capo del fascismo quale uno stigma d'infamia, come lo fu per il Bonaparte la soppressione del duca d'Enghien, e far ancora una volta rifulgere in tutto il suo splendore la bellezza del sacrificio del nostro compagno per il socialismo.
...
.
...
Indice.
...
.
...
I Prodromi.
La tragedia.
"Complicit!".
L'ordine del giorno delle Opposizioni.
L'arresto di Cesare Rossi.
Mussolini, Albertini e Sforza in Senato.
La commemorazione del Martire.
...
.
...
Fine Indice.
...
.
...
I PRODROMI.
...
.
...
Nella primavera del 1924 si apre la campagna elettorale. I tre partiti di classe scendono in lotta disgiunti, la Confederazione del Lavoro si dichiara apolitica.
I fascisti fanno fiammate dei giornali di opposizione; a Torino, in un ufficio confederale in cui si teneva una riunione sindacale, bastonano gli adunati e tra essi l'on. Buozzi; a Reggio Emilia uccidono a rivoltellate il tipografo Piccinini candidato massimalista, e cos Mussolini pu annunciare al Gran Consiglio che "la prima parte del nostro piano strategico  pienamente riuscita: le opposizioni sono frantumate".
Le elezioni hanno luogo, si apre la 27esima legislatura, e incomincia la discussione. L'estrema sinistra  sotto la vigilanza dei fascisti che con interruzioni e clamori cercano di smontare e imbavagliare l'opposizione.
"Nei battibecchi odierni - scrive il 29 di maggio il Turati - il nostro monello Matteotti rimbecc con molta audacia, Gonzales grid loro in faccia dieci volte che sono l col mandato di disturbare - "disturbatori per mandato" - ma non ci furono tuttavia n morti n feriti".
Ed ecco, il 30 di maggio, parla Matteotti. Continuamente interrotto da grida, proteste, rumori, invettive di inaudita violenza da parte della Destra, Matteotti, tenendo superbamente testa agli assalitori, di fronte alle conclusioni della Giunta delle elezioni che proponeva la convalidazione in blocco dei deputati del listone, l'invest in pieno, giudicando fra l'altro immorale il sistema elettorale adottato dal Governo con la legge Acerbo applicata il 6 aprile. Egli denunci implacabilmente una lunga serie di violenze usate dal Governo in occasione delle elezioni, sostenendo che il popolo italiano fu impedito di esprimere la propria volont, e concluse, proponendo che fosse sospesa ogni decisione sulla elezione di circa 400 deputati del listone, restituendo gli atti alla Giunta delle elezioni per un nuovo esame.
Questa proposta scaten l'ira ed il furore dei fascisti e la bufera non si plac neppure dopo che il presidente della Giunta on. Casertano ebbe dichiarato che la Giunta confermava le proprie conclusioni e respingeva nettamente le proposte dell'on. Matteotti, annuente con un cenno l'on. Mussolini.
Fu allora che dai banchi del Governo sorse l'idea di far parlare, come elemento pacificatore, l'on. Giunta il quale, tra l'altro, disse:
"Squadrista nel Paese, io mi sento squadrista a Montecitorio. Ma noi non dobbiamo prestarci al giuoco di quella congrega che va dall'on. Amendola all'on. Matteotti. Noi quindi cercheremo di mettere a posto quella masnada di uomini".
Ed allora il tumulto e il pugilato furono al colmo.
...
.
...
Ecco le impressioni inviate da Filippo ad Anna:
"La "normalizzazione" almeno parlamentare di cui ti parlavo ieri ebbe oggi una buona smentita. Tuttavia Modigliani per es. crede che ci si arriva senza dubbio. Purtroppo! Per me fui entusiasta di Matteotti. Era il mio gran patema che la discussione sulle elezioni ci trovasse tutti impreparati, cogliendoci all'improvviso. Cos fu infatti, ma Matteotti seppe improvvisare e tener duro con tutta la vigoria della sua volont e della sua invidiabile giovinezza. E le cose essenziali riusc a dirle malgrado un baccano infernale, che solo verso la fine si quet per un ordine diramato dal capobanda. Il quale, quando Matteotti accenn a Piccinini, aveva levato di tasca un foglietto e chiesto la parola per leggere i nomi di 75 fascisti ammazzati durante la campagna elettorale. Data l'aria che spirava, aria di rivolverate, era provocare un massacro nell'aula.
"Pare che abbia poi desistito dal proposito, pare perch noi uscimmo in massa dopo l'ingiuria di Giunta, vice presidente, non repressa n deplorata dal Presidente. Il mio gran desiderio era che ci mandassero fuori dall'aula: ma non si  verificato. Non mancano fra noi i cacadubbii che trovano che si  fatto male, che il discorso di Matteotti era inopportuno, che se ne doveva parlare non oggi, ma sulla risposta al discorso della Corona ecc. ecc. Invece si  fatto benissimo a cogliere la palla al balzo. Ogni dilazione era una vilt. Altri - gli impulsivi della fuga - volevano creare l'irreparabile insistendo perch dessimo tutti le dimissioni. Puoi immaginare se mi sono opposto".
Nei giorni seguenti la discussione continua, ma il 4 giugno Filippo osserva:
"Sento che la situazione di questa Camera - e non sono solo a sentirlo - difficilmente si prolungher. Il Governo sar sforzato o a seguire la via indicatagli da Farinacci, introducendo una legislazione di terrore, o a sopprimere la Camera tenendola chiusa; ma cos non  possibile che si continui".
"Queste continue scenate - scrive il 5 - sono evidentemente organizzate, in relazione a un piano di Governo".
Il 7, parla Mussolini sull'esercizio provvisorio.
"Il discorso del capo banda, nota Filippo, fu annunciato da lui come irritante e invece (solito giocherello tattico) fu il pi bonario, leggero, passeresco che si potesse immaginare. Separato dalla persona e dai fatti sarebbe un chiacchericcio da caff: suadente e amichevole per tutti. Tanto pi  diabolico e infernale quando si pensi da chi viene e che fatti deve coprire. Le cose non muteranno, ma l'equivoco, l'adescamento, l'ipocrisia ne saranno rinforzati".
Eppoi, il giorno dopo, Filippo commenta di nuovo:
"Suppongo che col tuo fiuto avrai ricavato dai giornali una impressione abbastanza esatta del discorso del capo banda.  indubitabile che questo giocoliere, se avesse fatto la carriera dei teatri di provincia, avrebbe fatto una carrierona. Credo ti dissi gi che ieri s'era tutto trasfigurato: voce, mimica, fisonomia, gesto, stile, pensiero. Proprio come un attore che, secondo la parte, ora fa il tiranno, ora il primo attore giovine, ora il brillante ed il buffone. Ieri dopo avere annunciato la parte di tiranno e avere suscitato l'attesa dei fascisti di cui aveva capeggiato tutta la settimana di orgia frenetica, infil la giubba di arlecchino, sorridendo un po' a tutti, a Modigliani come alla Confederazione del Lavoro, ai liberali come ai fascisti, e non ebbe parole aspre che per i popolari, ferito dal discorso Gronchi, e pel duca di Cesar, a cui rinfacci il dente viperino della maldicenza meschina, alludendo - senza dirlo - al confronto che l'altro aveva fatto fra la torpediniera del Re e la corazzata del dittatore. Fu insomma, il pendant, tradotto in stile pi umoristico e bonaccione, del discorso "costituzionale" dopo votata la legge elettorale. Abilit, peraltro, diabolicamente pericolosa, perch troppi nostri sono stanchi di stare di continuo coi pugni tesi e non domandano di meglio che un po' di detente, come i soldati della nostra guerra, che si rinviavano delle bottiglie di vino dalle nostre trincee alla trincea opposta e viceversa. Io vado facendo la propaganda del restare immobili nel nostro trinceramento. Non abbiamo forse che un'arma: dare sempre la sensazione del nostro irreduttibile disprezzo, e mi pare che se questa ci  tolta di mano, siamo fritti. Se duriamo,  ancora possibile uscirne bene, poich tutti questi scambietti avversarii dinotano pure che quelle canaglie non giacciono su un letto di rose".
...
.
...
Il 9:
"Le nostre impressioni sul discorso dell'istrionissimo mi pare che concordino.
"E infatti le violenze, le infamie, le mangianze continuano pi che mai. Te ne parler Silvestri. Tutti quei ribaldi si ricattano a vicenda, che  una meraviglia.
"E il capoccione sarebbe felicissimo se facessimo qualsiasi passo verso di lui; pur di averci ai suoi piedi ci farebbe magari la vita tranquilla. Ma io spero di morire prima di veder simile abominio.
"Ah! Se ci fosse un Victor-Hugo in Italia, che terribili chtiments potrebbe pronosticare!"
...
.
...
LA TRAGEDIA
...
.
...
Dopo tre giorni di sospensione, la Camera riprende le sedute, ed ecco che si presenta, seppure ancora in modo vago ed incerto, quello che sar il pi orrendo delitto del tristo tempo fascista.
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, dall'aula, ore 18 marted 11 giugno 1924
Mia carissima,
Siamo in una pena orribile sulle sorti di Matteotti. Ieri mattina era stato alla Giunta del Bilancio. Ieri alle 16 usc da casa e non so se pass alla Camera, ma nessuno di noi l'ha visto, e da allora in poi non se ne hanno pi notizie. Mentre vive in gran parte alla Camera, non ha ritirato n la corrispondenza alla posta n i biglietti che gli abbiamo lasciato al suo posto di rifugio nell'ultima stanza della Biblioteca. La moglie lo attese tutta notte alla finestra, e pi tardi scrisse a noi per avere notizie.  moralmente impossibile che egli stia assente durante la discussione dell'esercizio provvisorio, per la quale stava anche preparando un discorso. Ma pi moralmente impossibile ancora che, quand'anche avesse creduto di assentarsi o perch pedinato o perch minacciato, non pensasse a far arrivare in qualche modo una parola rassicurante alla famiglia od a noi. Abbiamo ritirato ed aperto tutta la sua corrispondenza per vedere se vi trovavamo qualche indizio utile. Fra l'altro c' una lettera d'oggi non firmata, ma di sua moglie, che, sperando che quella lettera gli sia consegnata, scongiura di tranquilizzarsi, tanto pi "dopo le piccole ombre di questi giorni". Ombre fra loro, o ombre nel senso di minaccie ricevute? Gonzales e Modigliani sono corsi a casa sua, e la moglie  sempre in fortissimo allarme. Dato il carattere e le consuetudini di Matteotti, si esclude da noi tutti, anche dal De Michelis che gli era accanto come un caro padre, che possa trattarsi di un'avventura donnesca. Il primo impulso di Modigliani era di recarsi dal Questore, col quale ha anche conoscenza personale, ma l'abbiamo trattenuto, stante la poca speranza di averne notizie e pi ancora stante il pericolo che la pubblicit data alla cosa - se mai non si trattasse di un fattaccio - versasse su di lui e su noi tutti un'onda di ridicolo. Non  verosimile che si tratti di un convegno clandestino politico, perch egli era scettico ed alieno da ogni complotto: e in ogni caso una parola rassicurante doveva mandarla a qualcuno. Non rimane che l'ipotesi che l'incaricato di portare questa parola non abbia eseguito l'incarico. Aveva,  vero, avvertito che - pedinato com'era - poteva darsi che qualche notte non dormisse a casa, ma la notte  cessata stamattina, e d'altronde ieri aveva detto che tornava a casa presto la sera per lavorare. Doveva, fra l'altro, correggere le bozze della edizione ampliata del suo "Un anno (diventato un anno e mezzo) di dominazione fascista". Insomma, speriamo che la cosa si risolva in una risata - tutto  possibile - ma per ora l'ipotesi pi probabile  che sia stato vittima di un sequestro di persona (come del resto gli avvenne gi nel Polesine) se non anche di peggio. Certo non  verosimile che un delitto sia stato organizzato dal Governo, ne risentirebbe troppo danno, ma gli Albino Volpi ci sono dappertutto, ed  loro gran merc se ogni 24 ore portiamo in salvo le ossa. E par di essere vittime di un sogno di indigestione, di vaneggiare nell'incubo, e ci si palpa se siamo desti o sognanti, pel solo fatto che l'assenza di 24 ore di uno di noi debba destare tanta preoccupazione.
Sono rientrato nell'aula pel discorso di Baldesi, che ha preso il terzo posto, e stamane mi ha letto la traccia del suo discorso, abbastanza bene organizzato. Parla del sindacalismo, ma trover modo di accennare anche a tutto il rovinio della legislazione sociale e relativi istituti. Cos sar assolto dal mio silenzio sul tema che tu mi proponevi. Finora, salvo le scempie interruzioni ingiuriose dei varii Barbiellini, lo lasciano parlare e lo seguono, e il Presidente - richiamato a fare il suo dovere - dichiara di tutelarlo e di non aver sentito le ingiurie.  insomma sordo di proposito. Mussolini lo interrompe, mentre fu assente all'odioso discorso di Cavazzoni. Ma Rossoni cerca di smontarlo con interruzioni continue: vedremo come finir.
...
.
...
Anna a Filippo
Milano, gioved 12-6-1924, ore 17
Dalle 11 di stamattina sono sotto l'incubo Matteotti; fu una tegola sulla testa di un tale colpo da rimanere sbalordita e mezzo scema. Verso mezzoggiorno apparve la notizia sulla "Provincia di Brescia", riferita pressapoco come me la desti tu, e sul "Corriere" e "Secolo" del pomeriggio si parla appunto della strana scomparsa di Matteotti. Nesti nella sua corrispondenza da Roma, di fonte del Viminale, ieri sera, commentando ancora il famoso discorso di sabato di Mussolini, accenna al pericolo Matteotti, principale responsabile, col suo discorso diffamatorio e provocatorio degli incidenti della settimana scorsa. E non basta la funzione sua diffamatoria all'interno, ma lo  anche all'Estero, avendo pubblicato sulla rivista inglese "The Statist" un articolo, dove dice male del fascismo, perch il suo Governo non ha risolto alcuni dei problemi vitali della vita economica e sociale italiana. Leggendo quella prosa astiosa contro il pericolo Matteotti, mi fece l'impressione che si voglia preparare un nuovo fattaccio durante la discussione sul bilancio provvisorio, quando verr il turno Matteotti. E per quanto abituati che siamo a qualunque delle peggiori delle ipotesi, a certi atti per di medio evo non ci si pensa se non quando accadano. L'unico filo di speranza  ancora l'ipotesi che Matteotti, monello com', ci abbia fatto a tutti un tiro birbone di un grande spavento, e che oggi, visto che la notizia si diffuse a mezzo dei giornali, si faccia vivo e fresco come una rosa. Si meriterebbe una violenta tirata d'orecchie e poi l'accoglienza festosa che si fa al ritorno del figliol prodigo. Ma  un magro conforto e un sottilissimo filo di speranza. Ad un semplice sequestro di persona non ci credo, perch  nella natura della logica della violenza di sopprimere le tracce, ed il sequestro non sarebbe che la soppressione della persona. Non ti dico con che animo angosciato penso a lui, a voi altri, alla stessa moglie, la quale chi sa come se la caver da un colpo mortale come sarebbe la scomparsa per sempre del padre dei suoi figlioli. Tutt'oggi  una processione di gente per sentire notizie, telefonate continue, e l'ultima fu di un zio di Matteotti, fratello di sua madre ora malatissimo a Rovigo. Gli dissi di telefonarmi dopo le 18, forse potr avere qualche notizia dalla Giustizia.
...
.
...
"COMPLICIT!"
...
.
...
Alla Camera, in fine della seduta del 12, Mussolini si alza tra segni di vivissima attenzione e dice:
"Credo che la Camera sia ansiosa di avere notizie sulla sorte dell'On. Matteotti scomparso nel pomeriggio di martedi improvvisamente in circostanze di tempo e di luogo non precisate e tali da legittimare l'ipotesi di un delitto, che, se compiuto, susciterebbe sdegno e commozione nel Governo e nel Parlamento. Non appena gli organi della polizia furono informati della cosa, io stesso ho impartito gli ordini pi tassativi per sollecitare le indagini a Roma e fuori, specialmente alla frontiera. La polizia  sulle traccie di elementi sospetti e non lascier nulla di intentato perch i responsabili siano identificati ed assicurati alla giustizia".
Dopo che il Presidente della Camera Rocco ha dichiarato di aver insistito presso il Presidente del Consiglio per un'azione rapida ed energica, ha la parola Gonzales. Egli dice:
"In Roma, sede del Parlamento, a Camera aperta, un deputato dell'opposizione ha potuto essere aggredito e rapito ed al terzo giorno dalla rapina, mentre le sedute della Camera tranquillamente continuano, non sappiamo se esso ci sar restituito. Le parole del Presidente della Camera, garanzia dei diritti di noi tutti, e quelle del Presidente del Consiglio, custode della legge, non sono state quelle che noi attendevamo: hanno sapore di ordinaria amministrazione. In nome dei colleghi del gruppo unitario e con la saputa solidariet di tutti i deputati della minoranza, denunzio alla Camera ed al Paese il fatto atroce e senza precedenti".
Queste parale, dette con voce ferma e pacata, producono profonda impressione. Dopo un istante di silenzio si ode da qualche parte dire: "Parli il Presidente!" L'on. Mussolini siede al banco del Governo con le braccia incrociate e non fa cenno di voler parlare. Allora si ode l'on. Chiesa che dice: "Allora  complice!". La frase del deputato repubblicano suscita l'immediata reazione della maggioranza che rumoreggia e inveisce contro di lui.
L'on. Mussolini, in piedi, protesta vivacemente con parole che non giungono fino alla tribuna della stampa, ed anche l'on. Ciano, che sta all'estremit del banco del Governo verso sinistra, in piedi, investe l'on. Chiesa. Si vedono pure agitarsi gli on. Acerbo e Finzi.
Il Presidente deplora la parola detta dall'on. Chiesa che domanda di parlare per spiegarsi, ed egli invita la maggioranza a lasciarlo dire, ma dalla destra si risponde: "No, no! Non deve parlare!" Allora Turati, in piedi, grida, verso il banco del Governo: "Le vostre parole sono segni di ipocrisia!" Da destra si ribatte violentemente, e i questori debbono durare grande fatica a tenere a bada i pi scalmanati, che ogni tanto sembrano volersi scagliare verso l'estrema. Finalmente il Presidente scampanellando ancora e con ripetuti richiami riesce a ristabilire un certo silenzio.
CHIESA dice: "Nessuno oser credere che io abbia mai voluto chiamare complice il Presidente del Consiglio di ribaldi che possono aver rapito il nostro collega. Avevo detto una parola ed era questa: "Parli il Presidente del Consiglio". Egli  rimasto immobile, e questa  la complicit!".
Nuovo pi violento putiferio dominando il quale l'on. Chiesa riprende: "Ho detto che avrei voluto che il capo del Governo dicesse una di quelle parole incisive che egli sa dire quando vuole. Una parola, insomma, in cui si sentisse vibrare un fremito di orrore contro l'infame responsabilit, in maniera che la sentisse, commovendosi, il Paese. Tale parola sarebbe stata anche una prova della sincerit con cui l'on. Mussolini desidera la pace". NOTA: Corriere della sera, e La Stampa, 13 giugno 1924. FINE NOTA.
Mandava il giorno dopo da Roma Nesti, filofascista, al Corriere della Sera": "Siamo di fronte ad un'azione preordinata, organizzata, con la complicit di pi persone.
Una personalit socialista riferisce che il giorno stesso che l'on. Matteotti parl deve essere stata presa una grave decisione contro di lui e indica un autorevole parlamentare fascista che sarebbe andato a mettere in guardia lo stesso on. Matteotti".
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, gioved 12/6/1924, alle 18
Mia carissima,
Ti scrivo in una intercapedine perch non so che cosa avverr alla fine della seduta. Finalmente la verit pare accertata. Le notizie dei giornali del mattino e del pomeriggio erano tutte false e deformate. Anche coloro che credevano aver visto Matteotti alle 19 o 19,30 di marted ritornare verso casa da Piazza Campo Marzio (Casini) e dal lungo Tevere, passeggiata di Ripetta (Lazzari) si erano ingannati. Abbiamo il testimonio, che fu interrogato dal Questore in Questura e poi da Treves e da Bocconi recatisi sul posto, il quale, dalla sua finestra nei pressi di via Mancini, circa alle 16,30 di marted, vide l'automobile appostata, mandati via i ragazzi che erano in quella localit, e cinque persone afferrare il nostro amico, che era uscito allora da casa, e gettarlo, invano divincolantesi, nella automobile. Scese per veder meglio e l'automobile era gi partita non si sa in quale direzione. Se il povero Matteotti in questo momento sia ancor vivo, nessuno potrebbe dirlo: ma purtroppo sembra impossibile che i rapitori vogliano lasciar vivo il testimonio delle loro gesta. Ci siamo radunati in Gruppo, cui intervennero anche rappresentanti degli altri Gruppi di Opposizione solidali con noi, e abbiamo incaricato Gonzales di parlarne in fine di seduta, chiedendo al Presidente della Camera, al Governo, alla Camera tutta, che cosa intendono fare. Volevano incaricare me come presidente del Gruppo, ma io mi sento troppo male in gambe - anche nel senso proprio della parola - e sono pi sicuro di Gonzales che di me stesso.
Per oggi non sarebbe ancora un attacco politico: sebbene noi abbiamo la certezza che il fatto era voluto e seguito dal Governo. Stamane Quadrotta mi diceva che un tal capitano Giustiniani,  persona seria, ebbe giorni fa da un fascista che l'aveva avuto dal famigerato Dumini, ispettore dei fascisti fuori ruolo tipo Albino Volpi e alle dipendenze dirette di Cesarino Rossi, Ufficio Stampa del Ministero dell'Interno, che "si stava per fare un grosso colpo". Il grosso colpo, secondo altre informazioni convergenti, doveva prendere di mira Matteotti ed Amendola. Del resto Cesarino Rossi va ripetendo da per tutto che bisogna sopprimere fisicamente, ad uno ad uno, gli oppositori. Nella nostra riunione di oggi furono ventilate altre proposte, ma si concluse che per ora, ci che pi preme  tentare la disperata impresa di salvare, se  ancora possibile, la vita di Matteotti, e perci ogni attacco politico sarebbe prematuro. Vi  qualche altro caso in cui uomini nostri vennero, anche in Roma, sequestrati, bastonati, purgati, oltraggiati in ogni modo, e poi lasciati liberi dopo qualche giorno e non raccontarono la cosa. Questi precedenti danno ancora un filo - un tenuissimo filo - di speranza.  orribile pensare allo strazio che deve aver patito, che forse subisce ancora, il nostro povero amico. Ieri sera andai dalla signora, trascinando Treves, e vi era gi Musatti, e ti lascio imaginare il suo stato. Mi misi a sua disposizione per rimanere anche la notte, ma non lo desiderava. Le lasciai tre pastiglie di adalina, ma so che non riescono a farle chiudere occhio neppure questa notte. Certo, ora attender ansiosa altre notizie, ma, quando arrivassero funebri e definitive, bisogner sorvegliarla perch - vincendo l'amore pei tre bambini - non si butti magari dal suo terzo piano.
Ricevo una quantit di telegrammi. Ma la gente avr la risposta dai giornali.
Imagino la pena che avranno fatto anche a te le notizie della mia lettera e quelle - ripeto, inesattissime - della stampa di oggi. La Sig. Musatti dev'essere in questo momento dalla sig. Velia, per prepararla alle notizie che devono uscire nei giornali della sera. Stamane ci fu la Modigliani. Cerchiamo di esserle vicini per turno, senza darle troppo molestia. Ieri sera ho speso tutte le bugie possibili per rianimarla, ma essa aveva la visione del disastro.
Politicamente, fatti come questi dovrebbero affrettare la crisi del fascismo. Se ci avessero soppressi nei giorni della marcia su Roma, il lenzuolo dell'oblio si sarebbe steso presto su di noi. Ma ora  troppo tardi perch il Governo possa invocare le necessit della rivoluzione e questi ammazzamenti alla spicciolata non rimarranno, spero, senza conseguenze risolutive. Nel peggior caso, moriremmo utilmente. Amendola disse nel suo discorso, rispondendo a una interruzione del duce (se ben ricordo), che non si trattava di noi - che noi - "della nostra vita non facevamo pi alcun conto dal momento che ci eravamo messi volontariamente e liberamente alla Opposizione". E questo  assolutamente vero e degno.
Con questo animo non c' possibile di prendere parte alle Commissioni e alle discussioni della Camera. Pu anche darsi che lo svolgimento dei fatti ci ponga nella necessit di dimissionare. Ma chaque jour sa tche, e giova ponderare ogni passo.
Simpatico, bench spiegabilissimo e in certo senso anche egoistico, il gesto dei rappresentanti dei gruppi vicini - Vella, Gramsci, Lussu, Bergamo, Mol, Berlinger ecc. che chiesero di intervenire alla nostra riunione e assentirono a che uno di noi parlasse per tutti. La riunione delle Opposizioni aveva bisogno, forse, di un cadavere per iniziarsi. I popolari non c'erano, ma non oseranno, credo, differenziarsi. Amendola  intieramente con noi.
Non potr darti le ultime notizie della giornata, perch bisogna impostare per le 19,30 e la seduta ander forse oltre le 20. Ma i giornali di domattina completeranno le mie informazioni.
Addio, mia carissima povera Anna. Non stare in angoscia per noi. Forse queste infamie affrettano le soluzioni invocate. Ad ogni modo, noi tutti - per quanto addolorati - siamo intieramente sereni e concordi.
Stamane fui da Bonomi, per una lunga chiacchierata. Ti saluta, come tutti ti salutano e ti ricordano. Chi sa che non ci rivediamo fra pochissimi giorni.
Cento abbracci e baci il tuo
Filippo.
Ripeto, non pensare affatto ai nostri pericoli personali. Direi anzi - per quanto mi ripugni lo scriverlo - che un fattaccio di questo genere  una forma, almeno pel momento, di assicurazione. Ma l'Italia ha emulato ogni leggenda messicana. Magari stasera - ultimo ludibrio - sentiremo le deplorazioni dei coccodrilli e dovremo tacere.
Ora sorge qualche nuovo dubbio sull'ora precisa del fattaccio. Altri testi furono interrogati. Il Questore dice (o finge) di indagare sul serio. Pare sia stato identificato il numero dell'automobile, la quale non aveva il suo chaffeur ordinario. Pensiamo ad eccitare le ricerche di detectives privati, nella convinzione in cui siamo che la Questura, se incontrer altri responsabili, li avvertir, o che far anche prima fin d'ora una commedia. Ma  ora di impostare e scendere nell'aula.
Mi annunciano una telefonata di Greppi ma puoi bene immaginare che se avessi una buona notizia la telegraferei o telefonerei immediatamente.
Ultimissima - ore 19,20
Ora arriva la voce che fu ritrovato in aperta campagna feritissimo - chi dice in fin di vita - e fu trasportato a un Ospedale. I reporters sono in caccia di particolari.  ancora un filo di speranza.
...
.
...
Anna a Filippo
13-6-1924 Milano, ore 17
Mio carissimo,
Col cuore strozzato, colla mente stanca, coi nervi tesi, collo stordimento delle visite, che cominciano alla mattina e finiscono a tarda notte, e le telefonate, che non si contano, puoi immaginare in che stato d'animo e di stanchezza mi trovo. Si vive in attesa di notizie, che arrivano da varie fonti, ma non sono quelle che si aspettano. Il povero Matteotti dov'?  vivo,  morto, fu seviziato, fu colato nel Tevere? Domande ossessionanti, che tolgono il sonno ed il respiro. Povera sua moglie! Stamattina partirono le due sorelle per Roma e la presenza loro vi toglier almeno l'inquietitudine di sorvegliare quella povera donna, perch non commetta qualche atto disperato. Stanotte sino a mezzanotte ebbi telefonate dalla Giustizia ma furono ancora le notizie, datemi alle ore 19 dal Greppi, dopo la sua telefonata a Roma. Si sapeva soltanto di aver rintracciato l'automobile del ratto, e si diceva che si  anche sulle traccie degli aggressori. Si parla dell'arresto del Dumini, di un complice di Milano e di un terzo. Non si scoprir con questi arresti dove si trova il nostro Matteotti, il vero martire del nostro Partito? L'Automobile, come  descritto oggi dal Corriere, si dice che  quella che adoperavano sempre Cesare Rossi e Dumini. Si dice pure che le L. 5000 di cauzione per l'automobile furono fornite da Giunta, tutte notizie telefonatemi oggi nel pomeriggio, o portate dalle persone venute ad accertarsi, se sono viva o morta. Ebbi una lunga visita di Ansaldo Giovanni, persona simpaticissima ed ancor molto giovine. Mi promise di tornare alla sua prossima visita a Milano.
L'unica nota un p confortante  la vostra seduta plenaria di tutte le opposizioni e la vostra collettiva decisione di non partecipare oggi alla seduta della Camera. E domani? Quanto potr durare questa astensione? E, se non si trovassero pi traccie del nostro povero amico, quest'astensione non dovrebbe sboccare in una vera dimissione di tutta l'opposizione unita e compatta?
Nella seduta del 13, assenti i deputati di opposizione, veniva commemorato Matteotti.
Mussolini, dopo aver affermato che la giustizia avr il suo corso, per perseguire gli autori del delitto, ammon: "Ma se da questo episodio si volesse non trarre argomento per una pi vasta riconciliazione degli animi sulla base di un accettato e riconosciuto bisogno di concordia nazionale, ma si cercasse di inscenare una speculazione di ordine politico che dovrebbe investire il Governo, allora si sappia chiaramente che il Governo punta i piedi, che il Governo si difenderebbe a qualsiasi costo, che il Governo avendo la coscienza enormemente tranquilla (Vivissime approvazioni ed applausi scroscianti) ed essendo sicuro di aver fatto gi il suo dovere e di farlo in seguito, adotterebbe i mezzi necessari per sventare questo giuoco che, invece di condurre a sentimenti di concordia degli animi degli italiani, li getterebbe in condizioni di orgasmo ancor pi profondo. Questo andava detto poich i sintomi non mancano.
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, venerd 13/6/1924, verso le 18.
Una vicenda assidua di riunioni ha sciupata la giornata. Il Comitato delle Opposizioni  vera Bisanzio. Impossibile metterlo d'accordo per qualsiasi affermazione positiva e uno sforzo enorme per non concludere nulla. Cos la seconda riunione odierna si  sciolta ora dopo due o tre ore di accademismi meticolosi. I popolari sono i pi renitenti. Vedrai il comunicato nei giornali che riesc dopo lunghi sforzi a constatare almeno il risultato ottenuto colla fuga della maggioranza e la separazione della Camera. Era il meno che si potesse dire.
Avevo appena aggiunto la ultimissima notizia alla mia di ieri ed essa era gi smentita. Qualche lieve speranza si riaccese nella serata quando si seppe che all'Ospedale di San Giacomo, sul Corso verso Porta del Popolo, era atteso un ferito e che ricerche si stavano facendo nelle grotte di lato di Grotterosse a 10 o 15 chilometri sulla via Flaminia. Alcuni dei nostri partirono per Grotterosse. Ma una telefonata arrivataci di la all'una di notte ci informava che nulla erasi trovato. E ogni speranza fu definitivamente perduta.
Qui l'opinione che il delitto parta da alto loco  suffragata da elementi numerosi che non occorre accennarti. Non la celano neppure giornali fascisti pi o meno in lite fra loro per motivi finanziarii. Vedi il Giornale d'Italia, il Nuovo Paese, ecc. L'arresto del Dumini (e dicono anche di Albino Volpi) segnalano responsabilit ben pi alte.
Ieri sera fui di nuovo dalla povera vedova, che mi si gett addosso piangendo e quasi vaneggiando. Aveva con s una parente che mi dicono fascista, di poco senno, e attendeva due sorelle stamane, cui era stato telegrafato. Una di esse cerc di noi stamattina e uscimmo Modigliani ed io fino all'automobile che ci aspettava sull'angolo di Piazza Colonna. La gente si scopriva il capo al nostro passaggio come al passaggio di un feretro.
Ma quella povera vedova, probabilmente come suggestionata dalle sue nuove custodi, minaccia di perdere la testa del tutto. Oggi fu introdotta alla Camera e voleva un colloquio con Mussolini, essendosi fissata che le si voleva sottrarre la salma del marito. Ci vollero i savii e i matti per persuaderla a rincasare. Ora ha l'impressione che noi la si osteggi pel nostro particolare vantaggio. Sembra gi la demenza.
Stassera tuttavia vorrei far di nuovo una corsa da lei per persuaderla a costituirsi parte civile nel processo. Ma  cosa delicatissima.
Per le nostre persone nessuna preoccupazione. Il povero Matteotti ha forse salvato, col proprio sacrificio, qualche altra vita; per es. quella di Amendola, che pareva anch'esso designato. Del resto si va tutti acquistando quella stessa indifferenza quella stessa preparazione psicologica ad ogni sbaraglio, che acquistano, dopo i primi giorni, i soldati in trincea. Ed  una vera provvidenza che salva dall'angoscia.
Ieri sera il gran Consiglio fascista non discusse altro che il modo di frenare le speculazioni (sic) che le Opposizioni avrebbero fatto sul delitto. E oggi Mussolini alla Camera - nella quale non intervenimmo - rinnov le solite volgari e brutali minaccie.
Ma, se non ci inganniamo, qualche cosa frana. Non si pu ancora dire se ne uscir una soluzione, ma pu darsi che il sacrificio del nostro amico non sia stato inutile. Chi sa come l'avranno tormentato! C' anche chi crede che il cadavere sia nascosto clandestinamente.
Il Corriere Italiano, con l'insinuazione contro il morto di complicit nell'assassinio Bonservizii, difende il suo direttore Filippelli, che pare sia stato arrestato o abbia preso il largo. Il trucco infame della nostra fotografia, mia e di Men, uscenti dal Viminale, compie l'opera ignominiosa. Ma a quel giornale non mandiamo neppure l'onore di una smentita.
Ora ci attende qualche attentato addomesticato al duce per tentar di capovolgere la situazione.
Intanto qui sediamo in permanenza. Ci sforziamo di persuadere gli amici a rimanere. Il Comitato dei sedici si riconvocher domenica mattina, e il centro e altri Gruppi domani. Vogliamo anche una riunione di Direzione del Partito per provvedere a sostituire Matteotti. Ma sar insostituibile.
...
.
...
Anna a Filippo
sabato 14-6-924, ore 18
Purtroppo, la ragione serve poco in questi momenti di vera ossessione in attesa di qualche miracolo, che restituisca vivo il povero Matteotti. Ad un delitto cos atroce, cos terribile, cos terrificante,  difficile di adattarvisi e si sogna l'impossibile, malgrado la convinzione che si  formata in questi giorni, cio che il cadavere fu trovato gioved notte - notte in cui fu disdetta dalla questura la camera preparata all'ospedale S. Giacomo - se no non si spiegherebbe la seduta commemorativa di ieri della Camera ridotta. Perch tengono nascosto il cadavere? Per ordine pubblico naturalmente. La commozione generale  tale, che non sarebbe da meravigliarsi, se stasera non sorgessero nei grandi centri dimostrazioni pubbliche. Stanotte, sino a tarda notte, la piazza e la galleria erano piene, zeppe di pubblico, non operaio, si intende, ma di un pubblico variopinto di vari ceti. Stavano raccolti nuclei di persone, conversanti con voci sottomesse, e par aspettassero nuove notizie che smentissero quelle dell'ultima "Sera" che d per sicuro che il cadavere fosse stato scoperto. I giornali di stamattina la davano molto incerta, e mi fecero l'impressione, che l'incertezza sia mantenuta per l'ordine dall'alto, per sventare eventuali dimostrazioni, di cui il Governo ebbe probabilmente sentore a mezzo delle prefetture. Una lunga attesa produce una certa dtente e poi l'animale uomo, passati i primi giorni di commozione, comincia ad abituarsi all'irreparabile. Ma quel discorso di Mussolini ieri alla Camera  lo specchio della sua psicologia: arido, preoccupato pi della sua posizione in seguito alla tragedia Matteotti per finire con la solita minaccia. Avrebbe potuto trovare il bel gesto di assicurare l'opinione pubblica che andr sino in fondo se si doveva anche lasciare il potere. Ma  meglio che non l'abbia trovato.
Quel che dici della povera moglie di Matteott  straziante; capisco la sua fissazione di volere avere la salma di suo marito ma sarebbe una vera opera di umanit non farglielo vedere, perch chiss che scempio avranno fatto di quel povero corpo.
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, sabato 14 giugno 24, alle 151/2
Carissima Anna,
ti scrivo prima, perch alle 17 riunione del Comitato delle opposizioni, alle 18-19 riunione del Gruppo e temo non trover pi un quarto d'ora.
Finalmente ho avuto tue notizie - due lettere - una sull'altra, quando, inquieto, stavo per telegrafare alla Ninetta. Non lasciarmi senza notizie in questi giorni, che sono, per tutti, di trepidazione.
E bada a non scrivere parole imprudenti, perch anche soltanto una espressione di dolore pu essere il pretesto a qualche infamia.
La posta  insicura e le perquisizioni arbitrarie fioccano. Il Governo sente l'ondata di rivolta morale, e scatena il terrore. Tutti i fascisti di tutta Italia sono mobilitati oggi stesso per precetto. Le dimissioni di Finzi, la sospensione di Cesare Rossi, saranno una commedia, come gli arresti dei vari Dumini - il "Sansone" che minaccia i Filistei - e come le ricerche del cadavere, che la sera stessa di marted deve essere stato riportato a Roma e forse arso, ma sono pur sempre un sintomo di malessere che, se si aggrava, sprigioner le ultime [illeggibile]. Non ti dico come sono pentita del nostro gesto, che tu approvi; e in verit a noi parve necessario; ma il Ministero, pi furbo di noi, ne approfitt per liberarsi della Camera per sette mesi. E la Camera voleva dire la sola tribuna possibile, la sola trincea, il solo controllo. Certo, essendo presenti non avremmo potuto impedire che la sospensione avvenisse fra qualche giorno; ma erano sempre giorni guadagnati. Se poi i leaders delle opposizioni avessero avuto il fegato che non hanno, la situazione poteva essere profondamente influenzata. Perch, senza dubbio, v' nell'aria un rovesciamento di impressioni: quelle stesse calche di persone che si affollavano davanti a Montecitorio per fischiare e percuotere Amendola, Bencivenga e compagni, oggi fanno ala al nostro passaggio salutandoci e mostrandoci il loro rispettoso consenso. Fiati di vento, lo so, che mutano direzione da un giorno all'altro. Ma la politica sta nel giovarsene. Victor Noir e Dreyfus valsero pi di cento trattati di diritto costituzionale.
Modigliani sostiene che si  fatto bene a fare come si  fatto e che era inevitabile il farlo.  stato inevitabile, perch nessuno ha dubitato e il senno del poi non serve a nulla. Ma ci siamo imbottigliati in un viluppo inestricabile. Ieri si constat che la chiusura della Camera "implica il riconoscimento della gravit della situazione"; , in certa guisa, un elogio alla maggioranza. Oggi Labriola proponeva di negare validit precipitosa dell'esercizio provvisorio, fatto dalla maggioranza in contumacia delle opposizioni, assentatesi per ragioni contingenti di tempo e di circostanze. Ma insomma gli assenti hanno torto, specialmente nell'impressione grossolana del pubblico, e fra la prima constatazione e la seconda denuncia vi  una certa contraddizione, almeno apparente. Vedremo oggi, alle due riunioni, se ci riesce di rabberciare.
Per marted convochiamo a Roma la direzione del partito. Ma fin d'ora Canepa sta preparando un abbozzo di manifesto. Ieri sera fui di nuovo dalla povera Velia che sempre pi  sulle soglie della disperazione. Se vuoi scriverle, puoi indirizzare Velia Titta Matteotti, Via Pisanelli 40, angolo Mancini (Quartiere di Via Flaminia). Per te ha una grande devozione.
Non so se legga giornali e se abbia la forza di leggere. La notizia del "Secolo" sullo stato in cui fu trovato il cadavere, per quanto smentito, il che non proverebbe nulla, ed inverosimile quanto al ritrovamento,  tuttavia verosimile nella descrizione ed  di quelle che possono fare impazzire. Ieri sera mi adoperai a smontare le sue visioni macabre, persuadendola che o Giacomo  ancora vivo (avevo ancora il coraggio di sostenerle questo filo di speranza!!) oppure fu ucciso di colpo. Le rimproverai dolcemente la sua visita al duce, e bast questo per una nuova convulsione di lagrime e di giuramenti "che non aveva inteso di tradire il suo morto" ecc. ecc. Ci volle molto tempo a placarla. L'ho persuasa subito a costituirsi parte civile e oggi stesso Modigliani va da lei per le pratiche inerenti. I giornali dicono che stamani arriv anche la madre. Ci permetterebbe una doppia costituzione e difesa, forse una triplice costituzione in grazia dei figli, il che non sarebbe male per molteplici ragioni intuitive. Fra l'altro non vorrei esporre troppo Modigliani come vindice unico.
La previsione di prossime violenze, forse maggiori di ogni nostra immaginazione mi sembra autorizzata dal contegno di tutta la stampa, anche di quella filofascista, fascista e mussoliniana antifascista (il "Sereno" per es. - non so se tu lo vedi -  oggi molto deciso, non meno del "Piccolo" e del "Giornale d'Italia") che domandano che si vada a fondo, accusano la Pubblica sicurezza di comparismo e fanno intendere la sorpresa perch il Direttore del "Corriere Italiano", Filippelli,  ancora a piede libero. Ma, se Filippelli  trascinato da Dumini, egli a sua volta trascinerebbe Cesare Rossi e Finzi, e poi e poi..... Si fanno intimidazioni a questi giornali e si distribuiscono denari ai testimoni. Ma la frana potrebbe essere pi forte di tutte le intimidazioni e di tutte le corruzioni. Nello stesso ambiente della Camera, fra gli stessi fascisti, che rimasero come annichiliti sotto il breve discorso di Gonzales, vi sono due correnti in conflitto: quelli che sentono il disagio e vorrebbero lo scandalo e la selezione, e quelli che vogliono il soffocamento di tutto, o per assicurarsi le pingui "mangianze" o perch intravvedono che una qualsiasi concessione potrebbe essere la rovina del fascismo. Non mi pare dubbio, anche per il contegno del capo e pel suo discorso di ieri, ma sovratutto per la logica delle cose, che la seconda corrente deve prevalere. Il duce "punta i piedi a terra". La speculazione sulle pretese speculazioni nostre  la parola d'ordine. Oggi "La Voce Repubblicana" deve pubblicare un manoscritto destinato all'"Impero" (dove per non usc) che esaltava il delitto contro il "provocatore" Matteotti. I fatti sbalorditivi che si raccontano alla Camera non te li posso tutti riferire. Certo la confusione  al colmo: ma dei consumati delinquenti come quelli avranno ragione di tutti i pavidi che hanno di fronte. Quel comitato delle Opposizioni  una vera piet. Neppure il cadavere presente del povero Matteotti, che vediamo senza averlo visto, che avremmo potuto gettare nella seduta di ieri davanti al banco del Governo e tenervelo ritto come una maledizione, neppure esso ha virt di infondere un briciolo di coraggio in nessuno di noi. Sentiamo che lo massacriamo una seconda volta e che non ci deve perdonare.
Nessuno potr sostituirlo nella Segreteria del Gruppo e del Partito. Come avviene sempre coi morti, oggi che  sparito, sentiamo qual valore avesse e come sia stato ucciso in lui il ganglio pi vitale del partito. Ah! se hanno ben colpito! Noi saremo probabilmente risparmiati in virt del nostro non valore, non voglio dire della nostra vilt.
Non posso ancora prevedere quando torneremo. Per alcuni giorni dovremo certo rimanere e stare in vedetta. Gonzales parte stasera, ma  disposto a tornare luned o marted. Ma poi troveremo che non c' nulla da fare, e anche lo stare in vedetta non conduce a nulla, e saremo ancora dei vinti, degli imbelli, quasi dei complici a nostro marcio dispetto.
...
.
...
Anna a Filippo
15-6-924 Milano, ore 18,30.
Mio carissimo,
Se fossi meno depressa alla mattina, sarebbe l'unico momento di scrivere al mio caro veggiotti, altrimenti si arriva a quest'ora senza avere avuto un quarto d'ora almeno di riposo. Qualunque cosa succede di meno triste, o di molto grave nel Partito o nel paese, tutti affluiscono qui. La processione delle condoglianze non mi lascia, da tre giorni in qua, un sol minuto per distendere i nervi tesi e stanchissimi, e per raccogliermi un po', vicino al mio Filippotto. Tutta gente buona, a noi affezionata, alla quale sono grata della devota amicizia, ma in fine della giornata divento esasperata e piangerei dalla stanchezza, se non fosse superata dal dolore dalla tragedia, che incombe sull'animo nostro come un incubo continuo. Due volte scrissi alla desolata Velia, e stracciai le lettere, perch mi parvero tutt'altro che adeguate al suo strazio dell'immane sciagura. Le parole muoiono sulle labbra, soffocate nella strozza, e quel che rimane scritto appare uno dei cordogli convenzionali. Se la conoscessi pi che averla vista una volta, forse troverei un fasto per confortare la sua anima esulcerata, ma non la conosco e me ne duole, perch non posso rendere neppure questa piccola espressione del mio dolore cos atroce del quasi nostro figliolo; l'abbiamo conosciuto che aveva vent'anni ed io gli volevo veramente bene. Dille tu una parola sentita da parte mia, e te ne sar gratissima. Vidi Gonzaes, che ti porter le mie notizie marted mattina. Anch'egli considera che non si poteva partecipare alla seduta di venerd, per assistere alla ipocrisia della commemorazione. Uno scatto da parte vostra avrebbe servito forse a qualche altra tragedia, e, quindi creerebbe un diversivo comodo per sviare la commozione pubblica dalla tragica fine del povero Matteotti. Tu devi tornare a casa insieme agli amici di Milano, perch temo che, rimanendo solo a Roma e fatto segno a dimostrazioni di simpatia, un qualche fanatico non abbia da farti qualche doloroso insulto.
Si cominciano ad arrestare i presunti esecutori del delitto, ma non basta, avverte la "Giustizia": occorre arrestare anche "i mandanti".
Il "Mondo" parla di Mano Nera: la scomparsa dell'On. Matteotti  soltanto il sintomo pi grave e pi impressionante della attivit criminosa di una vera e propria "Mano Nera" che per venti mesi ha operato nell'ombra di alti, altissimi paraventi fascisti.  contro questa "Mano nera" che si svolge ora la legittima indignazione della coscienza nazionale.  contro di essa che si invoca da ogni parte un'azione risolutiva e purificante, la quale liberi finalmente la vita pubblica del nostro paese dalla tenebrosa minaccia che grava su di essa per volont di una banda criminale che ha potuto finora operare senza rischio, immobilizzando tutti i poteri dello Stato nella sua crociata sanguinosa per la soppressione degli avversari politici del fascismo.
Persino l'on. Olivetti, segretario della Confederazione degli industriali, parlando a Torino ad una assemblea liberale, ha detto: "Noi dobbiamo affermare che vogliamo la punizione di tutti i responsabili. L'episodio Matteotti  il culmine di una parabola, e non si sarebbe verificato se non ci fosse stata l'impunit per tutti i delitti precedenti!
"Noi vogliamo che la legge sia applicata per tutti, siano in alto o in basso. Troppe violenze impunite hanno generato questo atroce episodio. Il Paese  maturo per tutte le libert".
E l'Avanti! (15-16) non pu a meno di esaltare quegli che Turati piangeva come "il pi forte e il pi degno" con queste parole: "Noi non consideriamo oggi l'on. Giacomo Matteotti alla stregua delle nostre preferenze di frazione e delle nostre interne divisioni.
Da marted egli non appartiene pi alla mediocre cronaca dei rostri dissidi e delle nostre lacerazioni; da marted egli appartiene allo storia.
E che posto vi occupa?
Il pi nobile dei posti: quello dei martiri di una idea.
Ah! voi dite, pennaiuoli senza dignit, lanzichenecchi senza coscienza, che il socialismo  l'insegna di una bottega, dove si ha cura del ventre e si disprezza lo spirito!
Ah! voi dite, chiaccheratori insulsi che il socialismo non ha acceso luci ideali nei cuori dei suoi fedeli!
Ah! voi dite che non c' coraggio, ardimento, fede, entusiasmo nelle nostre file! Eppure da quattro anni non riuscite n a dominarci, n ad abbatterci in una guerra senza quartiere, senza esclusione di colpi, senza zona di riposo e di pace!"
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, domenica 15 giugno 24, alle 17,30
Mia carissima,
Ti prego e ti scongiuro di non affaticarti con le persone curiose e col telefono perch se tu finissi per star male, io accorrerei subito, ma mi parrebbe di tradire un altro dovere: la mia presenza qui, in questo momento, riescir o no a qualche risultato, ma mi sembra necessaria, e in ogni caso la sento come un bisogno della mia coscienza. Non prestarti dunque alle chiacchiere inutili, fai dire che sei un p indisposta e che non ricevi. Silvestri mi dice e Mondolfo mi scrive che ti han trovata abbastanza bene, ma  impossibile che tu regga a una lunga e ansiosa fatica. Abbiamo bisogno di tesoreggiare le nostre povere forze. Dammi dunque retta sul serio: te lo chiedo per me e per lo stesso Matteotti, la cui tragedia, pi si allontana nel tempo, e pi sembra terribile. Non ti mando le notizie che rileverai dai giornali, tu che puoi leggere tanto pi di me, e che d'altronde non farebbero che aggravare il nero del cervello. La Questura non fa nulla per mettere in chiaro le cose. Quei poveri magistrati che solo ora hanno in mano la pratica devono trovarsi sotto una pressione spaventosa.
La cosa pi diabolica  questo: si deve essere circuita la famiglia perch non si costituisca parte civile, o si costituisca con un avvocato del governo. L'altro giorno, anzi ieri, ti dicevo che la povera Velia, quando gliene parlai, era prontissima, seguiva il mio consiglio come un comando di Giacomo, tutto si doveva fare l'indomani. Le mandai infatti Modigliani, ma fu ricevuto dalla sorella e gentilmente allontanato. Vide nella casa un prete e cap subito che ci doveva essere una trama. Oggi siamo stati in automobile a gettare dei garofani - come altri aveva fatto - sul luogo del ratto; vi trovammo funzionari e guardie che ci dissero che non lo facessimo perch c'era l'ordine di toglierli; infatti avevano gi tolto tutti i fiori lasciati prima. Noi li lasciammo lo stesso protestando e non osarono sgomberarli in presenza nostra. Giacch ero l, salii con Bonomi in casa Matteotti. Sentimmo subito l'ambiente ostile. Non fu possibile vedere la Signora che "si sente male". Nota che la sera di venerd si abbracciava a me smaniando perch temeva che l'avrei dopo qualche giorno abbandonata. Ho dovuto rassicurarla. I miei consigli erano un ordine. Fortunatamente potemmo vedere lo Steiner c allontanare l'arcigna sorella. Cercai di persuaderlo. Piangeva. Promise che mi rivedrebbe alla Camera. La Velia non l'aveva pi riconosciuto (era arrivato alla mattina), l'aveva scambiato per suo fratello Titta Ruffo, gli aveva chiesto di Amerigo, che  lui. Insomma vaneggia.
Ieri sera fui oggetto di una dimostrazione in piazza Colonna. Applausi nutriti anche dal balcone affollato dell'Associazione della Stampa. I fascisti dietro. Viva Turati e abbasso gli assassini. Mi rifugiai nella Camera, il cui portone era stato chiuso, e feci riaprire battendo e forzando i carabinieri. Credono di potere cominciare a respirare. Avrai visto il successo di Bencivenga alla Presidenza della Associazione della Stampa, che nessuno si attendeva. Un rivolgimento c'.
Ti scrivo a baton rompu. Ho cambiato sala tre volte. Ora sono nel Comitato delle Opposizioni, Bonomi parte per Milano. Torner per marted. Avrei mille altre cose da dirti. La fuga di Filippelli fu organizzata con Filippo Naldi che prese la cabina per due. A Piacenza videro i giornali. Ciarlantini ed altri lo additarono ai carabinieri e intanto scendeva e fuggiva dall'altra parte.
Il cadavere si cerca ancora. Baldesi e gli altri andarono anche oggi a Monterotondo. Si dubita che sia stato affondato in un lago, da cui sarebbe impossibile ripescarlo.
Ma ormai comincia la discussione. Debbo smettere. Le previsioni sono varie. Il duce fa parlare di un rimpasto in cui farebbe la farsa indegna di chiamarci tutti al Ministero. Ma sono imbottigliati. Sar difficile che ne escano. Ti abbraccio tenerissimamente. Non ti affaticare, non ti ammalare. Scrivi sempre. Baci e abbracci
Filippo.
I popolari pare che tengan duro con noi.
Non ho modo di rileggermi. Scuse!
...
.
...
Anna a Filippo
16-6-924 Milano, ore 17.
Mio carissimo,
La storia cammina, gli avvenimenti precipitano. Ricevetti poco fa una telefonata della strabiliante notizia, comunicata dalla Stefani, delle dimissioni del Ministero. Mentre stavo chiaccherando con Buozzi, facendogli vedere quanto sia impigliato Mussolini nella tagliola, da lui medesimo preparata, ed aggiungevo che per lui, se fosse meno megalomane, non sarebbe che una uscita: rassegnare le proprie dimissioni, consigliandoli, in vista del gran fermento nel paese in seguito al fatto tragico di Matteotti, di dare l'incarico di costituire un Governo militare. Egli poi, per conto suo, farebbe un viaggetto nelle Indie. Ma finch non avr vista la comunicazione autentica della Stefani, non mi pare ancora possibile la ritirata di Mussolini. Si tratta forse delle dimissioni di tutti i Ministri, per lasciar libero Mussolini a procedere ad un rimpasto. In tal caso prolungher l'agonia del suo regime, agonia difficile e tormentosa, resa tale dai suoi e dal fermento nel paese. Non si prevede ancora, non ne abbiamo ancora sufficienti indizi, che egli trovasi coll'acqua alla gola, quale fine potr avere questa aggrovigliata situazione. In ogni modo bisogna rimanere sulla breccia, e sopratutto curare, perch non abbia da sbloccarsi l'opposizione, e nessuno sia tentato a cedere alle avances di Mussolini. Egli certo, se non si dimette, cercher in nome della Patria a costituire un Ministero di concentrazione per salvare la Nazione. Potr accedervi Giolitti coi suoi 4 gatti, ma quel che bisogna tenere in piedi  l'opposizione compatta e risoluta a non cedere agli adescamenti.
Tutti questi avvenimenti forse influiranno anche sulle intenzioni ai accerchiamenti alla straziata famiglia Matteotti, e la parte civile potr costituirsi liberamente. Povero Matteotti, se egli potesse vedere i primi indizi del risveglio del paese in seguito alla sua morte e al suo martirio! Credo che sarebbe contento.
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, luned 16/6/924, verso le 22.
D'altronde non potrei narrarti molte cose per lettera. Cose macabre, incredibili, che non furono mai nella storia. Ogni previsione  impossibile. Scandali enormi superiori ad ogni immaginazione sono alle viste. Preparati a rabbrividire. Forse anche si potranno ancora coprire per qualche tempo. Farse scoppieranno domani. Tutto  incerto. Hai visto le commoventi parole di Matteotti pugnalato? C' da piangere e da compiacersi. Le dovremo incidere nel luogo.
 impossibile che questa situazione infernale e questa nostra vita infernale duri a lungo ancora. Si sentono le catastrofi imminenti.
...
.
...
Anna a Filippo
17-6-924 Milano, ore 18,30.
Non so se sia la stanchezza od una facile eccitazione della fantasia dolorifica, il fatto sta che le tue poche righe con vasti accenni a fatti terrificanti, a visioni macabre, a previsioni, a cose inaudite sono come tante mazzate sulla testa, laceranti anche l'anima di presentimenti lugubri e strazianti. Le parole del povero Matteotti, riferite da un fascista come dette dal Volpi, sono verosimili, ma credo che siano state inventate. Ci che mi fece dubitare della loro verit  la invocazione alla vendetta, che faranno i suoi figli. Ci non  in istile di Matteotti, e dinanzi ai suoi assassini non avrebbe voluto, per pudore di sentimento, nominare i propri figli.
Dove si va? Che cosa succeder di pi terribile di adesso? Almeno tu tornassi presto a casa! L'orizzonte si restringe sempre di pi e pare di soffocare. Quelle povere donne, madre e moglie, almeno trovassero un po' di conforto nella religione! Se no,  da impazzire davvero.
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, marted 17/6/24, alle 14,50
Non  possibile purtroppo, per lettera, metterti al fatto di tutte le cose pi importanti; ma almeno rimanere vicini alcuni minuti senza iugulamenti. Il turbinio delle cose  tale che le tue lettere sembra che portino impressioni dalla Cina tanto son gi pallide e lontane. Silvestri  venuto e per ora resta qui, dove  anche Albertini che vidi ieri: anche Gonzales  tornato (con tue buone notizie) ma Treves credo si decider a partire forse domani e avrai maggiori dettagli. Del resto, col tuo fiuto giornalistico, molte cose riescirai a leggere fra le righe dei giornali. Il colloquio fra Finzi e il duce stanotte poteva essere decisivo. Poteva chiuderli con una strage o col rovinio di tutta la baracca nefanda. Pare invece che le cose si siano almeno pel momento, come tenevo, accomodate. Fino a quando? Ormai il segreto dei segreti, il segreto che precipiterebbe la situazione  a saputa di troppe persone e pare difficile che possa rimanere a lungo tappato. Forse anche perch c' a Roma il convegno della milizia nera del Lazio, dell'Umbria, di Toscana, e non so ancora se di altri siti. Tutto ci che possono raccogliere perch al primo appello la milizia nera di qui non rispose che con una percentuale bassissima: si dice il 20 o 30%. Ma certo ora intensificheranno lo sforzo sperando di svoltare ancora col rimpasto Federzoni, coll'annuncio di un maggior rimpasto a luglio, cogli arresti dei sicari e di qualche mandante, col coro degli inni al duce, il capo della tempesta. Tuttavia la ferita  profonda: gli ottimisti pensano che non se ne guarisca, che  - come tu dici - una agonia che si prolunga. Chi pu fare il profeta? Nelle riunioni di questi giorni, ufficiali ed intime, io fui decisamente per forzare la situazione. Puoi immaginare qualcuna delle mie proposte, che trovarono qualche seguace autorevole e deciso, ma naufragarono nella resistenza passiva o dilazionistica dei pi, i quali nascondono sotto un cumulo di buone ragioni la preoccupazione (legittima: non dico di no) della loro pelle. Amendola  sempre fra i pi renitenti e Gronchi lo seconda. Io sento invece che ogni quarto d'ora perduto  un tradimento. Ieri l'altro eravamo i vincitori senza quasi saperlo, e quello era il vinto e lo sapeva. Ieri si sono gi rinfrancati. Un intervento legalissimo ma deciso poteva forse sventare la ricomposizione mussoliniana. Ma, e se non si riesce? Si sarebbe fatto il tentativo necessario, ossia il proprio dovere. L'argomento non  politico, dicono. Bisogna che le cose maturino. Anche per la convocazione delle minoranze i differitori finirono col vincere. Fra la formula: "convoca la opposizione il giorno tale" e l'altra "si riserva di convocare", che non impegna a nulla, io proposi e fu accolta la formula transazionale che avrai vista: "delibera di convocare e si riserva di fissare la data". Ma all'impazienza della commozione pubblica queste decisioni mezzo e mezzo devono fare una impressione pessima. Nel Comitato interminoranze non lottano soltanto queste due tendenze, ma anche quelle fra comunisti (Gramsci, Riboldi) e massimalisti (Vella, Oro Nobili) che ne sono rimorchiati, e tutte le altre opposizioni: i primi non vogliono sconfessare e sconsigliare apertamente e congiuntamente gli scioperi. Nell'ordine del giorno di ieri che avrai visto stamane, si coperse l'antitesi accennando a qualche riserva, in genere, dei due gruppi estremi. Modigliani aveva manovrato per gettarli fuori: forse era un bene; ma neppure Amendola l'ha capito. Non credo tuttavia che l'intesa possa a lungo durare.
Roma  tranquilla, salvo l'irruzione delle camicie nere che lo stesso Giornale d'Italia considera un pericolo e una provocazione e consiglia Federzoni a mandarle via. Ma Federzoni obbedir a Mussolini. Egli non pu ignorare tutto il retroscena. Forse avr il segreto pensiero di scalzare a poco a poco il duce, ma per ora non osa opporglisi. Non cos pazzo, del resto, ma pi reazionario. Vi sono qui gli squadristi della Ceka che, se sentono la minaccia di scioglimento, potrebbero tentare le ultime disperate imprese. Io dormo (come puoi imaginare) fuori di casa, e cambio ogni notte. Pericoli personali non ne vedo salvo l'imprevistissimo e del resto non camminiamo mai soli. Non credo che potr tornare presto come tu consigli ma parecchi resteranno parecchio tempo ancora. Gli alberghi per (a proposito del lasciare i nostri locali) sono un'ira di dio: stanotte al Minerva per una stanzaccia furono circa 35 lire tra camera, servizio, aumento per i pasti presi fuori, tassa di soggiorno. L'anno prossimo (se il Papa non rinvia l'anno santo per ragioni politiche, ossia criminologiche, come io lo consiglierei se potessi, e lo insinuai a [illeggibile] e Gronchi - ma anch'essi non arrivano fin l, i prezzi saranno il doppio).
Alle 19 1/4
Dalla riunione della Direzione ti mando ancora un saluto.
Non ho mai passato - neppure nel 1898 - giornate drammaticamente emozionanti come queste.
Ho avuto or ora un colloquio informativo con Silvestri: si dubita di sognare: e un colloquio con Steiner e Vorowsky, cognati della vedova. Non si costituiscono. Costituiremo il partito, ma giuridicamente saremo bocciati. Ho detto ai cognati che i bambini, cresciuti, li accuseranno di essersi fatti complici degli assassini del loro padre. Ho voluto con me Treves perch non mancasse un testimonio.
I sintomi di precipizio possibile si aggravano. Bisogna guardarsi dai bluffs possibili, ma anche dall'eccessivo scetticismo. Ogni ora pu portare sorprese.
Federzoni fu imposto e si impone. Sar bene, sar male?
Addio, mia cara povera Anna. La discussione nella Direzione prosegue; domattina riconvochiamo il Comitato interminoranze. Ma come tutto  inferiore a questa tragedia!
...
.
...
Anna a Filippo
18-6-1924 Milano, ore 15,30.
Anche la tua d'ieri  da infondere un panico terribile, ma, per fortuna un po' l'esperienza e un po' di spirito critico mi salvano da una inquietudine desolante. Mi ricordo i mesi di luglio e di agosto del 22 a Roma. Anche allora tutti i momenti arrivavano notizie allarmanti che poi sfumavano. Dopo la marcia su Roma dopo tante altre occasioni di minacciate violenze, gli allarmi erano tali che si credeva imminente qualche grosso fattaccio contro gli alti papaveri, e tutto si dileguava lasciando solo le tracce di ferite morali. Se in enti pi favorevoli agli aggressori non si verificarono contro di voi atti di violenze personali, dopo il nefando delitto  tanto meno probabile possa verificarsi adesso. Il caso di indignazione della stampa estera, dalla conservatrice alla liberale,  unanime, e dubito che il fascismo, ferito a sangue, voglia macchiarsi di altro sangue che lo precipiterebbe addirittura, mentre adesso  soltanto gravemente ferito. Non s rendermi conto come sul serio si possa sostenere la tesi dell'osare. Osare che cosa? Con quali forze? Il cordoglio e la piet dell'opinione pubblica sono una forza nascente, un sintomo del principio della fine, ma dobbiamo ammettere che si  al principio e non comprometterlo con una azione precipitata e schiacciata nel sangue. L'osare sarebbe di rendere un servizio incalcolabile a Mussolini, spaventando l'opinione pubblica e ricacciando nel dimenticatoio il truce misfatto. Ora come ora non  che bene o male tenere in piedi il blocco delle opposizioni. "Corriere" e "Stampa" fanno una magnifica campagna.
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, mercoled 18-6-24, alle 18,30.
Mia carissima,
sono costretto a scriverti dalla sala del Comitato delle Opposizioni mentre sta per convocarsi. Ma non ti scrivo pi nulla se ti metti in tanto allarme. Le nostre notizie sono ottime, il cuore  rinfrancato, il sacrificio del nostro Matteotti ha probabilissimamente salvato la vita a parecchi di noi e iniziato irreparabilmente la fine del regime criminale. In questo momento, malgrado le migliaia di camicie nere convenute qui con le mitragliatrici sulle spalle, credo che non corriamo neppure il minimo pericolo personale (salvo il caso del pazzoide che ci fu sempre). Se io... vagabondo da casa,  un puro eccesso di precauzione e probabilmente domani torner al solito ovile. Giorni fa ebbimo qualche notizia che poteva allarmare. Certi sorveglianti, certe visite forse di gente di una delle due ceke potevano destare qualche vaga apprensione, ma ora non si vede pi nulla di simile. Le cose sbalorditive le saprai da Treves e Gonzales che partono probabilmente questa sera, ma per tornare qui tra qualche giorno. Io sosterr oggi la convocazione delle minoranze per luned o marted o mercoled prossimo. Passano le musiche credo per Ras Tafari, del quale c' il banchetto a Corte, al quale Bonomi e Sforza, Collari dell'Annunziata, hanno fatto pervenire all'ometto dichiarazione che non interverranno per non sedere accanto al capo-banda. Il quale  sfatto. Pesano su lui accuse che la storia non vide mai neppure ai tempi pi foschi. Per me anche Palazzo d'Accursio, forse il Diana. Ora si comincia a mettere in questione l'ometto. Ministero Federzoni-Salandra-Orlando? o Ministero militare? noi preferiamo quest'ultimo.
Ma la seduta comincia e debbo lasciarti. Stai di buon animo; credo fermamente che il principio della fine delle nostre angoscie  venuto.  qui D'Aragona. Raccolgo migliaia di lire in memoria di Matteotti. Ma verranno centinaia di mila... Ho gi fatto le mie proposte. Parla Buozzi. Ora sentiremo le opposizioni costituzionali.
P. S. In seguito alle mie proposte, visto i due articoletti corsivi dell'"Unit" I. pagina, diffidai i comunisti: o con noi o via di qui; se no mi separo. Gronchi mi appoggia. Modigliani idem. Amendola chiede la parola per pregiudiziale.  evidente che ci separiamo dai comunisti. E sar bene.
Il Gruppo parlamentare comunista si staccava, infatti, perch "le "opposizioni" pretendevano dai rappresentanti comunisti la sconfessione dell'invito rivolto dal Comitato esecutivo comunista al partito unitario, al partito massimalista e alla Confederazione Generale del lavoro per la preparazione di un intervento delle masse lavoratrici nella attuale crisi del regime fascista;  la sconfessione degli apprezzamenti sulla inerzia delle "opposizioni" contenuti nella dichiarazione dei Gruppi".
...
.
...
Anna a Filippo.
19-6-1924 Milano, ore 17.
Mio carissimo,
l'arrivo di Treves che si ferm qui un paio di ore, allegger un po' il disagio della nostra lontananza. Non mi raccont gran che della cronaca degli avvenimenti degli ultimi dieci giorni; "chi se ne ricorda?" mi disse, ma si parl della situazione in generale, la quale pu precipitare come pu prolungarsi ancora per dei mesi. Tutto sta a vedere che imprevisti possono sorgere da un momento all'altro dalla istruttoria del processo. Intanto la minaccia Finzi che pareva promettente di chiss quali rivelazioni, pare che, per ora almeno,  messa in tacere, poich Finzi non risponde pi ad alcuna delle domande postegli dai giornali e particolarmente dal "Mondo". Si vede ci sono intervenute una qualche promessa dall'alto, e fra una quindicina di giorni forse lo vedremo ambasciatore a Tokio. Comunque il cadavere di Matteotti, per quanto lo nascondano, si erge in piedi e taglia la via alla banda delle conquiste.
Treves non seppe dirmi nulla di pi della vostra riunione delle Opposizioni di quanto riferirono i giornali. Non seppe neppur dirmi se marted alla commemorazione parlerete in varii - un oratore per ogni partito, oppure un oratore per tutti. Per parte mia avrei preferito che fosse un oratore solo in nome di tutta la Opposizione, e quell'oratore fosse Amendola, perch chiunque di voi altri non potrebbe parlare del povero assassinato che come uomo di partito, mentre egli rappresenta il simbolo della libert, il martire di tutti, come disse Albertini nel "Corriere" di domenica scorsa. Suggerii a Treves che per gioved, cio il giorno dopo alla vostra commemorazione, la "Giustizia" faccia un numero quasi speciale, dedicato alla memoria di Matteotti come uomo politico, segretario del partito, organizzatore dei contadini nel Polesine e la sua combattivit energica, coraggiosa, quasi temeraria nella lotta contro il fascismo. Faresti bene anche tu a preparare un breve articoletto, come il cuore ti detta. In questi giorni la tiratura della "Giustizia" sal sino a 150 mila copie, perch il pubblico non cerca che la "Giustizia" ed il "Corriere". Oggi venne da me la Viola-Agostini per chiedermi, se le donne potessero fare qualche cosa in memoria del povero martire. Prima di tutto mi opposi che un atto qualsiasi da parte delle donne abbia da portare il timbro socialista, s del fronte unico proletario. Se dev'essere l'espressione del cordoglio e della piet allora dev'essere di umanit universale di tutte le donne italiane. L per l mi venne l'idea di fare una petizione delle donne italiane per la restituzione del corpo martirizzato alla famiglia ed al popolo italiano. Le consigliai di recarsi dalla Maino e dalla Meda, cercare di costituire un comitato di donne di varii colori, e che da marted prossimo si cominci la raccolta delle firme nei stabilimenti, fra le insegnanti, e dei varii ceti, cercando anche molte firme di contadine. Le donne sono le pi commosse e le pi emozionate e forse si potr ottenere una manifestazione imponente di cordoglio. Che cosa te ne pare?
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, gioved 19-6-24, alle 191/2
La pietra che ci stava sullo stomaco da anni si va disfacendo in sabbia. L'opera nostra (fra l'altro quella del bravo Silvestri che  un po' il protagonista di tante cose in questi giorni)  vicina ad essere premiata. Certo  ancora possibile che la belva, ferita a fondo, prima di arrivare cerchi di azzannare e le minacce sono tanto pi numerose quanto pi sentono che manca loro il terreno.
Ma ormai il regime del crimine  minato da tutte le parti, in basso, in alto, a Corte, nel giornalismo, nella maggioranza. Scappano tutti, cominciando dagli industriali. Sentono odore di morto. Fra un paio di giorni cesser le sue pubblicazioni anche l'"Impero", come oggi  cessato il "Corriere Italiano", come sono scappati tutti i fiancheggiatori, e non resta che l'"Idea Nazionale", pi federzionana che mussoliniana, tanto che non si pu dire se sia l'amico o il nemico.
A Corte tentennano. Scapperanno anche loro quando vedranno la partita perduta, fradicio il palo a cui si appoggiavano. Anche Del Croix, in seguito ad un colloquio con un nostro amico che puoi indovinare, colloquio durato tre ore, e durante il quale quell'infelice  svenuto per l'emozione, crede che non resti all'altissimo che ritirarsi. Lo far? non lo far? gli permetteranno di farlo quelli che solo nelle violenze trovano la possibilit delle pingui mangianze? Un supplemento al "Popolo" con nuove rivelazioni di Finzi - anch'esse opera di chi immagini - fa una impressione profonda tanto che si temeva qualche disordine.
Abbiamo stabilito tutto pel 25 Giugno - mercoled - salvo il documento della convocazione delle minoranze che dovremo redigere io, Gronchi, Di Cesar e qualche altro. Le fabbriche sospenderanno il lavoro alle 16 invece delle 17; un manifesto della Confederazione dar le istruzioni occorrenti, perch la manifestazione sia di cordoglio e non dia luogo a incidenti. C' da temere dai fascisti e dai comunisti. Ma  possibile che gli industriali, almeno nella nostra citt, tanto li ha presi la fifa, facciano essi suonare le sirene. Ora si dice che Mussolini faccia un incidente diplomatico coll'Inghilterra pel noto ordine del giorno: avremo cos una umiliazione all'estero da aggiungere al conto.
Stamane scendendo alle 5 (come sono bravo) da Roma alta era una tal festa di cielo, di fronde, di alberi, che mi parve la celebrazione della nuova Primavera. Ma non  possibile che non sia cos. Il regno di Satana muore. Si pensa gi al domani: e se tu vedessi come tutto muta d'attorno.
Non moriremo idrofobi. Povero Matteotti morto, lo dobbiamo a lui!
Il "Popolo d'Italia" riprende il tono minaccioso e denigratorio verso le le opposizioni: "Se  necessario dirlo, - scrive - fu precisamente Mussolini che nell'ottobre 1922 salv la vita ai capi dell'opposizione. Senza Mussolini nessun uomo potr impedire che la corruzione italiana abbia i fatali sviluppi di quella democratica francese e di quella bolscevica russa.
"Gli oppositori vogliono il Governo. Ci era noto da venti mesi. Vogliono disertare Montecitorio ma la manovra  vecchia e fu tentata quando Matteotti era ancora vivo e aggressivo. Si vuole dunque ad ogni costo impedire la normalizzazione e la tranquillit dell'Italia. Quando esisteva la sola forza si faceva appello contro il fascismo alla sovranit del popolo. Dopo le elezioni si disse che la volont di cinque milioni di elettori contro due non aveva valore".
...
.
...
Anna a Filippo.
20-6-924 Milano, ore 18
In questo momento ricevo il tuo espresso ed  come un balsamo confortatore. Mentre la tua  tutta animata da uno spirito di ottimismo, suffragato probabilmente da fatti e da notizie che a noi qui non sono note, io viceversa passai una giornata grigia, quasi nera, in previsione di avvenimenti lugubri nelle convulsioni preagonizzanti del fascismo. L'adunata d'ieri a Bologna - 20 o 30 mila squadristi - le preparazioni ad una di pi vaste dimensioni domenica prossima pure a Bologna, il discorso di Mussolini che le sue legioni si sono ridestate e non chiedono che scattare, tutto il tono rialzato dei loro giornali di intimidazioni e minaccie secondo il solito stile "delle ondate" prossime, tutto insieme ebbi la sensazione che il martirio di Matteotti non sar forse l'ultimo. Mi pareva gi che, colla mobilitazione della Milizia Naz., concentrata a Roma, Mussolini mediti un pronunciamento: deposizione della monarchia e proclamazione della dittatura personale sua per la difesa della sua rivoluzione con plotoni schierati nelle piazze d'Italia. Insomma, come vedi visioni disperate, lugubri che tolgono il respiro. Puoi immaginare, dunque, che conforto ne sia la tua d'ieri, sebbene non dica e non precisi nulla. Non dubitate che mercoled vi sia proibita la commemorazione del nostro povero Matteotti? E se venisse l'ordine dalla presidenza di non concedervi una sala a Montecitorio, voi che cosa fareste? Forzare la situazione, affrontando i moschetti della Milizia Naz., la quale certo sar raccolta nei sotterranei di Montecitorio? Come vedi l'animo  inquieto, e i dubbi angosciosi si accavallano nel cervello. Se potessi almeno esserti vicina in questi momenti! Purtroppo,  cosa impossibile, perch non ti sarei che di peso e di nessun aiuto.
So che S. ha confidenze nelle alte sfere e dei progetti di influire su Del Croix. Dove sono i famosi Garibaldi, i combattenti e tutti gli altri che erano disposti anche di lasciare la pelle? Quel per che preme di pi  che il blocco di opposizione, forza reale in questo momento, agisca egualmente e non si lasci sfuggire l'attimo favorevole. Come? In che modo? Stimolando l'avvento di un regime militare immediato.
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, venerd 20 giugno 1924, alle ore 20,15.
Ieri sera qui si credeva di certo al finimondo. Forti adunamenti di truppe a difesa del Parlamento. Forza dappertutto. "Stanotte il colpo di Stato" (contro chi?). "Stanotte sar la notte di S. Bartolomeo". Io non ci credevo e ridevo, ma altri - che reputiamo i pi freddi di noi - avevano come perduta la testa. Non si doveva andare ai ristoranti. Io mi presi un amico sotto braccio e andai tranquillamente ai soliti Tre Re, dove ci raggiunse Silvestri, il quale (ti prego di insuperbirti del tuo veggiotto) dichiara che non ci sono che due coraggiosi: Treves ed io. Aggiungiamoci anche lui che si espone senza riguardi (ora giustamente cerca di non farsi vedere con noi) e che continua a perdere le notti a fare un magnifico lavoro. In realt un po' di movimento di truppe ci era di fatto, i fascisti s'erano concentrati fuori Porta del Popolo, e tutti si domandavano se non sarebbe avvenuto un conflitto. Ma stavolta saremmo stati noi dalla parte del re e dell'esercito, colle spalle ben guardate. In gran parte tutte quelle previsioni di colpo di stato ecc. dovevano essere chiacchiere di spioni e di agenti provocatori, dei quali la Camera formicola, rese verosimili dal gran bluff dei camions di fascisti che tendono a spargere il terrore. Per c' la nota comica, che ti narro per tenerti allegra. Alle 41/2 di notte, ero a riposare in casa di un amico, sono destato da una scampanellata. Nella casa non c'era nessuno all'infuori di noi due. Le 4-5  l'ora consuetudinaria (e tu lo sai per prova) degli arresti nei giorni di retate. Mi levo, mi vesto alla meglio, levo il fermo al revolver, mi affaccio al corridoio. L'amico si leva, si affaccia alla porta opposta: "Sai, sono io che ho sbagliato, credevo di premere il bottone della luce". Una risata e si torna a letto. Fo per spegnere la luce: altra scampanellata. Mi torno a levare, mi affaccio, trovo l'amico in camiciola: "sai sono stato io a sbagliare". Accidenti ai fili elettrici. Ho messo il campanello ben lontano dal cuscino e mi sono riaddormentato con un po' di adalina. Hai mai visto nelle pochades le scene d'albergo dove i passeggeri vengono fuori di notte nei corridoi a "fare l'intreccio"? Ma stamattina, vedendo Roma cos tranquilla e i giornali cos mogi, ho sentito il rammarico che nessun fattaccio sia avvenuto. Che le mie speranze di ieri fossero troppe ottimiste?
S, Finzi l'hanno fatto tacere, si sono messi d'accordo. Ma non  detto che si salvino per questo. Oggi Montalcini mi volle vedere e mi disse da parte del Presidente della Camera che questi vuol vedermi domattina per sentire l'opinione delle Opposizioni di fronte alle richiesta Finzi della Corte d'Onore. Mi lesse la lettera Finzi che avrai veduta nei giornali. Gli risposi che ero a disposizione del Presidente, che prendevo tempo a riflettere anche per consultarmi, ma che fin d'ora - da uomo a uomo - gli dicevo che non credo avrei accettate n avremmo accettato d'entrarvi: 1o perch straniatici ai lavori parlamentari; 2o perch la ripulitura del fascismo riguarda il fascismo e non noi che non ci abbiamo interesse alcuno; 3o perch, essendo minoranza nel Giur ci presteremmo a un probabile salvataggio; 4o perch abbiamo ripugnanza personale a certi contatti; 5o perch manca un accusato e un'accusa precisa; 6o perch l'inchiesta su Finzi involge una materia pubblica che non pu essere tema che di un'inchiesta parlamentare; 7o perch i giur d'onore si fanno per le persone che possono avere un onore da salvare e non  il caso per colui che, avendo partecipato alla banda criminale e conoscendo tutti i delitti dell'associazione a delinquere di cui in sostanza fa parte, invece di denunciarli al magistrato ed al pubblico, ricatta i suoi complici colle rivelazioni a contagoccie e per interposte persone e deposita in sei mani il suo testamento suggellato (ormai  il segreto di Pulcinella) in cui tutti quei crimini sono elencati, ma da aprirsi soltanto in caso di sua soppressione. In fondo al gioco di chi presteremmo? Accetteremmo la sfida fatta dal duce al suo tirapiedi nella risposta alla famosa lettera di dimissioni che Acerbo port a Finzi bell'e fatta imponendogli di firmarla: nella quale risposta il duce accettava le dimissioni, sfidando i denigratori di Finzi a uscire dalle vociferazioni e precisare le accuse. E ora nella lettera al Presidente della Camera questa canaglia di Finzi, che nel testamento segreto imputa al Mussolini l'organizzazione e il comando della Ceka e tutti i delitti conseguenti, compreso l'assassinio Matteotti, ora ripromette al duce la sua fedelt. Come mettere le mani in questo immondezzaio? E non sarebbe un disonorare le Opposizioni? Montalcini mi fece osservare che mai le Opposizioni ricusarono di partecipare a una Commissione d'inchiesta per un membro del Governo e che questo giur - come nel caso della Commissione dei 7 per la Banca Romana - mentre partiva da cose personali e ristrette possono condurre (come allora) a uno scandalo enorme e al rovesciamento del Ministero. Risposi che avrei riflettuto, e ne parlai cos confidenzialmente a varii colleghi, ma in complesso siamo d'accordo per ricusarci - in modo per che queste canaglie non possano accusarci di esserci noi ricusati a fare la luce. Dovr dunque domattina stare molto attento.
Stamane cercai Bonomi per sapere se  stato a Villa Savoia, come credo (Sforza ci and alle 81/2), ma non potei trovarlo e avere le impressioni.
Il Duce ci ha fatto il cavalletto e, vista l'adunanza nostra per mercoled 26 alle 16, convoca le maggioranze lo stesso giorno alle 10. Perci decidemmo di rinviare di due giorni.
Domani alle 10 ci troveremo per formulare la mozione da proporsi alla riunione delle minoranze. Credo anch'io che sar bene che per la commemorazione parli il solo Amendola, e anche la mozione sia svolta senza troppi discorsi. Sono cose che decideremo domani o posdomani.
...
.
...
Anna a Filippo.
21-6-924 Milano, ore 17,30.
Le notizie cambiano ed ingrossano tutti i giorni. Ora il pi indiziato, dopo le deposizioni Dumini,  il De Bono. Ma come senatore potrebbe essere arrestato senza l'autorizzazione del Senato? Pare che Sezione d'accusa procede anche per titolo di associazione a delinquere, che presupone la continuit nella delinquenza, e in tal caso pu essere arrestato anche un deputato o senatore come presi in flagrante.  cos? Se fosse cos non si andrebbe col processo alle calende greche? Ci che certo sarebbe tutt'altro che desiderabile. Tutti hanno la sensazione del principio della fine. Hai visto Zaniboni dopo il suo colloquio col re?  possibile che nessuno dei cugini non si sia recato al Quirinale per informare della situazione?
L'articolo di Amendola precisa benissimo quale  l'azione dell'Opposizione, e gli altri giornali fanno un servizio magnifico di colpi di scure a tutta la truce baracca.
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, sabato 21-6-924 alle 20,30.
Le notizie sono sempre buone. La baracca si sfascia. Il mio ottimismo di avant'ieri non era un ottimismo di accidente e di comodo. Il capobrigante non conta pi, non avendo pi gli Interni e non potendo pi rappresentare all'Estero, ed essendo minato da tutte le parti. Anche la milizia perde valore. Tenteranno ancora il bluff di Bologna, il bluff del Senato, il bluff della maggioranza. Seppure potranno. Ma sono gli ultimi strepiti. La questione  ormai soltanto se giovi a noi: spingere la crisi con una messa al muro risoluta, o lasciare dissolversi la cancrena per lisi. Federzoni  di quest'ultimo avviso. Amendola, Gronchi, Di Cesar idem. Il contrasto lo vedi nella bozza unita (confidenzialissima) che stesi stamattina della mozione che - mutatis, mutandis secondo le nuove esigenze - proponevo al Comitato per la riunione delle minoranze. Agli altri non va, perch troppo forte. A me pareva, pare ancora, che si debba osare. Chi ha ragione? Federzoni confer con Emanuel, direttore nuovo del "Corriere della Sera", e forse per dare a questo un telegramma di Albertini che richiama d'urgenza il nostro amico Carlo a Milano. Partir domani sera. Ma credo non si lascier persuadere.  disposto a dimettersi dal giornale - non fosse che per un tempo - per non coinvolgerlo e avere libert. Modigliani  per la lisi. Ogni ora che passa  uno scandalo nuovo: si portano al Giudice Istruttore elementi sempre pi terribili: pare che Schiff-Giorgini, l'amico di Finzi, deporr egli stesso l'accusa formale di Finzi e del suo testamento, invano ormai ritirato, al capobanda.
Stamane fui invitato dal Presidente per la Corte d'onore e dissi tutto: anche il motivo che le Corti d'onore non si concedono a chi manchi precisamente d'onore, come  rivelato dal contrasto dell'accusa contro il duce e della connessione ed esaltazione al duce; la prima ormai nota a tutti come certezza e pel fatto stesso del Finzi, la seconda emergente dalla lettera da questi pubblicata. Rocco insistette ed io egualmente. Deliberer. Ma se non riunir la Corte d'onore pel rifiuto delle Opposizioni, dovr prima farcene formale proposta e attendere nostra risposta ufficiale e pubblicabile. Per ora tutto rimane ufficioso e confidenziale; e ai giornalisti sono sfuggito negando ogni menoma indiscrezione.
Silvestri dunque verr domani notte per ritornare subito. Anche Basso parte per due o tre giorni per rassicurare e forse condurre la moglie. Scrissi a Gonzales che sia qui marted. I mutilati si costituiscono parte civile ed eleggeranno lui (mutilati stati bastonati). Potrei dormire a casa perch ora l'assassinio organizzato  impossibile: abbondo tuttavia di precauzioni. Voglio che godiamo assieme la nuova giovinezza della liberazione. Non escludo qualche fattaccio: l'epilettico grida, battendo il tavolo coi pugni, che prima di morire riempir i cimiteri d'Italia. Ma sono le scalmane del condannato a morte.
Riservata [in lapis rosso]
...
.
...
L'ORDINE DEL GIORNO DELLE OPPOSIZIONI
...
.
...
"L'Assemblea delle minoranze della Camera, riunite in Montecitorio il 27 giugno 1924;
dopo aver inviato il suo commosso saluto alla memoria del collega barbaramente trucidato, che, nel suo sublime olocausto, non  pi l'uomo di una parte politica, n il rappresentante, per quanto nobile ed alto, di una nobile idea, ma diventa il simbolo sacro delle comuni idealit pel culto delle quali fu vigliaccamente soppresso: il Martire cio della libert e della civilt, che voleva restituite al popolo italiano;
afferma il suo proposito unanime di fare ogni sforzo perch con l'aiuto di questo popolo, tali idealit, come Giacomo Matteotti invocava nella spasimo delle sue ultime parole, siano rapidamente e completamente raggiunte, affinch il sacrificio di questa ultima vittima ed il pianto e la consapevole vergogna della Patria, riunificata nel cordoglio, non siano stati indarno; e, considerato lo spaventoso carattere del misfatto e tutta la catena di trame e delitti di cui esso non fu che l'ultima e pi rivoltante espressione; catena che - non ignorata da chi segu pi intensamente la vita politica e governativa di questi ultimi anni, per quanto velata agli occhi dei pi dall'atmosfera di terrore e di vilt a cui il regime vigente condannava l'Italia - fu oggi come rivelata improvvisamente anche a quei milioni di italiani onesti, che nulla di simile avrebbero reputato possibile nell'ora presente e che si scostano ormai con ribrezzo da un sistema di reggimento politico da cui attesero invano la restaurazione del Paese e che - nato dalla violenza armata e riconsacrato formalmente dalla violenza elettorale - non poteva e non potrebbe mantenersi se non con mezzi e procedimenti sempre pi criminali;
considerata l'impossibilita logica e morale - al di fuori di ogni indagine giudiziaria sui fatti concreti, per la quale deve essere piena la fiducia nella magistratura nazionale - di separare, in confronto dei fatti stessi e delle loro origini prossime e remote, la responsabilit del Governo e del suo Capo da quelle dei materiali esecutori e di quanti potranno apparirne gli immediati mandanti;
Reclama
facendo anche appello ai supremi poteri, responsabili di fronte alla storia e alla coscienza dei popoli civili:
le dimissioni dei Ministero in carica e del suo Capo, senza possibili ritorni;
la instaurazione di un nuovo Governo, a qualunque Governo, a qualunque coerente politica ne appartengano i membri, il quale provveda nel pi breve termine:
1 - allo scioglimento di ogni milizia di parte e delle bande armate che tali milizie fiancheggiano, affinch la sicurezza dei cittadini e la tutela della Costituzione giurata e delle pubbliche libert siano affidate unicamente, senza interferenze occulte, illegali e nefaste alle autorit civili e giudiziarie riconosciute dalla legge e dall'esercito nazionale, espressione gloriosa ed indiscussa della volont unanime dei cittadini di ogni classe e di ogni partito;
2 - alla repressione severa d'ogni illegalismo e alla restituzione della pace pubblica e della probit governativa, onde sia possibile che l'Italia ritorni a sedere, rispettata, come nazione maggiorenne, capace di governarsi da s, nel concilio delle nazioni, da cui gli ultimi obbrobriosi eventi l'hanno moralmente e politicamente sequestrata;
3 - alla chiusura della presente sessione parlamentare ed alla riconvocazione delle due Camere, perch deliberino sotto messa in istato di accusa del presente Governo ed eventualmente lo provochino dalla Maest Sovrana, il rinnovamento dell'esperimento elettorale in quelle condizioni di legalit e di libert che le ultime elezioni hanno evidentemente rinnegate risolvendosi in una lugubre farsa la cui vivace e invano contrastata denuncia fu non ultima cagione della meditata soppressione fisica di Giacomo Matteotti;
proclama che solo siffatti provvedimenti possono placare l'ombra del Martire e l'indignazione della coscienza nazionale e assicurare continuit ed onore alle istituzioni politiche italiane e allo stesso potere supremo, che devono esserne, in momenti come il presente, il custode inflessibile ed il vindice insospettato."
...
.
...
Anna a Filippo.
22-6-924 Milano, ore 17.30.
Mio carissimo,
io rimango ferma, ed ora pi che mai, dato il rapido capovolgimento degli eventi, che sarebbe un gravissimo errore da parte della opposizione di prestare il fianco al Mussolini, per creare un diversivo, soffocando pel momento il risveglio del paese. Fino ad ora l'opposizione tenne una condotta mirabile: fiera, dignitosa, commossa e sempre sul terreno della massima legalit. L'arte politica vostra dovrebbe consistere di non mettere troppa carne al fuoco e non fare ordini del giorno, con cui si toglie ogni elasticit di azione e si crea cos una specie di imbottigliamento coi vincoli di logica e piani larghi ben definiti. Bisogna considerare che l'edificio fascista crolla da tutta le parti, e le macerie sono dissimulate da un sipario Mussolini, al quale per dare l'intimo colpo bisogna procedere con una certa gradualit. Chi s, se questo colpo non venga sferrato durante l'istruttoria in corso e pare che, cos come si mettono le cose, si intravvedono le maggiori probabilit per una tale fase. Ora il vostro ordine del giorno non servir ad altro che al fornire un altro po' di ossigeno all'agonia di un corpo ormai pi di l che di qua. Ma l'ossigeno da voi somministrato con una richiesta di messa in istato di accusa di tutto il governo potr dare una scossa elettrica ai fedeli di questo, renderli pi uniti per colpire anche fisicamente gli esponenti della opposizione. Mentre se si lascia alla morte inesorabile a compire la sua funzione di por fine naturalmente al corpo gi imputridito, si eviteranno le reazioni che potrebbero essere anche tragiche e prolungherebbero inevitabilmente il regime virtualmente in disfacimento. L'opposizione non deve insistere che su due punti: che non si facciano delle pressioni politiche, affinch la magistratura possa con tutta l'indipendenza fare il suo dovere, e in secondo luogo insistere sullo scioglimento della Milizia Naz. condizione essenziale perch lo Stato partito torni ad essere Stato Nazione. Perci l'ordine del giorno vostro o  troppo o  troppo poco, ma in ogni modo ancora intempestivo. In primo tempo avete abbandonata l'aula in secondo tempo formulate due, tre punti che non si prestino ad essere interpretati come speculazione politica, in terzo tempo, quando il sipario cadr, ed  la parte pi delicata della situazione per colpi ricevuti dalle risultanze stesse delle reciproche rivelazioni, che non mancheranno, statene pur certi, allora verr il momento delle varie richieste dell'ordine del giorno. Non pensate alla parte che avete da sostenere e non lasciatevi prendere da impazienze, le quali potrebbero compromettere la soluzione prossima del crollo definitivo. E poi per non passare da bassa pressione addiritura all'aria rarefatta un regime intermedio militare sarebbe l'unica forza desiderabile del trapasso.
...
.
...
L'ARRESTO DI CESARE ROSSI
...
.
...
Il capo dell'Ufficio Stampa della Presidenza del Consiglio aveva dato subito le sue dimissioni e quindi si era nascosto ed ora si costituiva.
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, Domenica 21/6/24.
Il colpo di scena della giornata - forse te lo d prima che escano i giornali -  che il brigante Cesarino si  costituito. Indubbiamente c' una cabala sotto: hanno trovato modo di tentare di farcela. Riducono l'assassinio ad un semplice sequestro di persona, la morte ad un eccesso di mandato, forse anche peggio. C' da attendersi ogni ignominia. Quel D'Amelio e quei magistrati che proclamano - essi - la propria indipendenza! Tuttavia la partita  almeno dubbia. L'esercito si dice sicuro. Il grosso problema  di ingranare in qualche modo la Milizia senza corrompere con essa l'esercito che si ritiene fedele. Il reuccio vorrebbe accomodare le cose all'amichevole. Tira a camp. Ieri si dava De Bono per perduto, ma ora la costituzione spontanea di Cesarino mi turba. Chi si fida di Di Giorgio e di Federzoni? Chi si fida del re? E dire che basterebbe un attimo di fierezza, di senso del dovere!
Se naufraga la rubrica di associazione a delinquere la flagranza permanente se ne va e l'arresto di un senatore non  possibile senza autorizzazione. In ogni caso la complicazione di un senatore rimanda tutta al Senato, e c' tutto da temere.
Certo si rinvia alle calende greche. Poi, placati gli animi, riesumeranno il "fine nazionale".
Ieri sera ebbi dal Presidente della Camera l'invito scritto a me, come interprete di tutte le opposizioni, a dire le nostre intenzioni sulla Corte d'onore. Stanane appena sveglio, stesi la risposta: i colleghi (Amendola, Gronchi, Di Cesar, Nobili), convocati in Biblioteca nella camera ardente del povero Matteotti, la trovarono ottima; e l'ho fatta recapitare da un ciclista della Camera. Per ora non  da pubblicare.
La convocazione della maggioranza della Camera prelude ad aria prossima riapertura? Logicamente dovrebbe, ma ora non  da fare i conti con la logica. Molto dipender dalle accoglienze del Senato.
Oggi sono quasi solo; ma tutto  tranquillo. E poi (te lo dir Silvestri) vi sono due giovanotti di Catania venuti apposta per farsi guardie del corpo.  persino commovente. Non me l'hanno detto, ma l'ho capito. Sono quasi certo che li trovo a pranzo. Uno  quell'Avv. Albergo che ci aveva preparato una villa sul mare, la quale ci attende sempre.
Attendiamo dunque o la crisi o la lisi. Io penso che sar la crilisi.
Anna a Filippo
23-6-924 Milano, ore 171/2
Mio carissimo,
da stamane sono in tua compagnia. Verso le 10 venne Musatti con la sorprendente ed inattesa notizia della consegna alla giustizia del Rossi. Nel pomeriggio sino quasi a quest'ora si trovarono qui il nostro piccolo amico, Emerico [Vismara], Gonzales, Treves e Mazzoni. Il nuovo colpo di scena si presta a molte ipotesi; quale di queste la pi attendibile? Un compromesso di reciproco salvataggio? Una seconda marcia su Roma, la liberazione dei detenuti, un pronunziamento e proclamazione di dittatura? Tutto  da vedere, se i calcoli non sono illusori, se la Milizia nazionale, la quale in media rispose in tutta l'Italia non pi del 20%, non sia gi passata sotto il Ministero della Guerra e quindi sotto il comando di un generale dell'esercito, se la seconda marcia su Roma - proclamata ieri a Bologna - non  un semplice bluff, tenuto conto di un limitato concorso di scarafaggi, di soli 40 deputati della maggioranza e di accertamenti di debolezza da parte degli stessi giornalisti fascisti, per es. il Monicelli del "Resto del Carlino". Il primo momento la costituzione del Rossi mi fece una terribile impressione. Comincio a covare il presentimento che il crollo definitivo dell'uomo fatale non avverr se non a costo di altre vittime e di uno spargimento di sangue. Raccolgo tutti i dati e tutti gli indizi di una evidente debolezza, una specie di collasso della belva ferita, traendo buone speranze anche dall'atteggiamento energico del Federzoni. Se Mussolini ha potuto buttare a mare il suo Rasciola, segretario personale, che lo seguiva come ombra dappertutto impostogli da Federzoni,  segno che sia o molto debole, o mediti qualche cosa di molto grave.
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, luned 23/6/924 ore 19,15.
Sapevo che qualcuno - non sapevo chi - mi avrebbe cercato alle 91/2 al mio domicilio. Ed era Sforza. Mi disse della visita al Re: Bonomi non ci and delegando Sforza. Gli parl vibramente. Gli disse molte cose in segreto ermetico, che mi affretterei a riferirti se ne valesse la pena; ma non valgono affatto. Nulla. E nulla pel Senato di domani. La tua lettera emolliente mi conforta di tutti questi nulla e fa che non abbia oggi insistito sul mio testo di mozione, di cui sar conservata la prima parte e qualche brano centrale e parte delle conclusioni, ma non di pi. Avrete ragione voi. -  venuto Baldesi. Le mie guardie del corpo che mi attendono puntualmente dalle 191/2 in gi credo se ne torneranno in Sicilia. Baldesi mi racconta che l'adunata di Bologna fu magra assai, tanto che dovettero inventare un ritardo di treni inesistenti per giustificarsi. Ci fa il paio con l'ordine dato ai fascisti di rimettere fuori i distintivi che in gran numero s'erano nascosti. C' gente che ci si raccomanda, dicendoci che vuol salvarci la vita a patto che ci impegniamo, appena mutato il vento, a salvar loro la pelle. La mia lettera pubblicata da Rocco ha sollazzato molto le popolazioni. Come vedi il comico si intreccia al drammatico. Ieri sera coi miei guardiani mi slanciai ad una passeggiata a piedi fino alla stazione, dove all'interno si trovano i giornali di Milano sebbene sia domenica, e di l ad uno dei miei domicili. Ma mi  difficile sfuggire alle dimostrazioni, agli applausi, ai "viva Turati" e agli "abbasso" ecc. Persino nel rifugio della stanza pi riposta dei Tre Re, quando ci levammo mi fecero l'ovazione. - Ora il Comitato delle minoranze vuole che sia io a fare il 27 la commemorazione del povero Matteotti. Io proponeva Amendola, e mi pareva il pi indicato per tanti motivi, mia temo che dovr sobbarcarmi.
...
.
...
Anna a Filippo.
24-6-924 Milano, ore 17,30.
Non sono passati che quindici giorni, e l'opinione pubblica pare gi placata dagli arresti eseguiti e dalla proclamazione che la giustizia sar fatta fino in fondo. In questi quindici giorni di passione di esecrazione del barbaro delitto, che commosse la gente sin nei remoti villaggi delle montagne, l'attesa fu ansiosa e febbrile, ma ora comincia gi a sentirsi una certa dtente, e sorge il dubbio, che si metta a dormire tutto, rinviando il sorgere della luce alle calende greche. De Bono  ancora comandante della M. Naz. e non lo si interroga; Finzi tace, malgrado il tramonto dell'invocato da lui giur parlamentare, e non lo si interroga neppure lui; Bazzi, occultatore del principale accusato come mandante nell'atroce delitto,  subito rilasciato. E con questi precedenti si pu sperare nell'indipendenza del giudici? Intanto gli squadristi riprendono le loro azioni punitive, e Federzoni che cosa fa? Polemizza con Frassati, per giustificare in fondo l'aggressione al suo domicilio. Certo quel ch' crollato dell'edificio fascista non si rif pi, ma evidentemente si cerca ancora puntellarlo con l'aiuto di forze al di fuori del fascismo. Si inscena la tesi di Cesare Rossi, che il processo per l'assassinio del povero Matteotti  un processo alla rivoluzione, e indirettamente si minaccia il governo se non sapr impedirlo. Un certo Pellizzi, nel "Popolo d'Italia" d'oggi asserisce che senza giustizieri leggendari non si potr domare i nemici all'estero ed all'interno. Chi s che manovre, che pressioni, che minaccie non si esercitano per mandare per aria tutto il processo! Ed il paese rimarrebbe tanto vile a subire l'ultimo oltraggio alla sua dignit di uomini e di cittadini?
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, marted 24/6/924, ore 20.
Mia carissima,
sebbene stanotte abbia dormito e sia un po' meno stanco, sono per terribilmente istupidito. Il tempo  turbinoso, le discussioni del Comitato delle Opposizioni sono monotone ed eterne. Si discute sul nulla perch il famoso documento o mozione non  ancora formulato, e i miei amici - Baldesi, Labriola, Priolo, Silvestri, ecc. - tempestano per condurmi fuori da quest'aria morta. Gli emollienti non mi hanno convinto: il testo di mozione che tu pure hai avuto l'aria di respingere senza discutere, rimpolpato qua e l, mi pare ancora il migliore. Labriola lo trov ottimo. Anche i repubblicani parlarono in quel senso, e cos i massimalisti. Ma ormai la cosa  in mano di Gronchi e Cesar e prevarr la malora. La pigrizia  sempre [illeggibile]; e i miei sostenitori non hanno fatto il loro [illeggibile]. Sul Senato, come ti ho detto, non c' da contare.  una assemblea di valletti. Il giocoliere li ha giocati ripetendo le sofisticherie del suo ultimo discorso alla Camera. Non c' l che un uomo: lo Sforza. Stamane fu da me a versare nel mio seno il suo stato di coscienza. Era per un intervento audace: ma fu accerchiato e paralizzato. Mi diceva che non vi sono che due cose concordi per la tesi forte: la sua coscienza ed io. Gli dovetti rispondere che, se avessi potuto mettermi al suo fianco ed esibire con la sua anche la mia pelle, sarei stato molto pi deciso nello stimolarlo; ma dovendolo mandare al fuoco solo mi limitavo ad esporgli il mio consenso. Probabilmente non parler. Si riserv tuttavia di tornare da me dopo il discorso del duce e domattina lo rivedr. Anche Albertini lo volevano far tacere e certo influirono perch temperasse. Tutti hanno il senso del piccolo ambiente parlamentare, non hanno quello del paese, di tutto il mondo civile e del domani storico che ci domanda di non essere inferiori, di non essere abili, di ghermire l'istante di non attendere successivi momenti. Il tempo lavora pel nemico, se non avverr che il nemico lavori contro di s pi di quello che  logico attendere. A me pare che noi siamo complici non approfittando con audacia dell'orrore che il sacrificio ha destato (pare che sia stato anche evirato vivente con quelle forbici!) in Italia e in tutto il mondo. - E cos lavoreremo anche per i comunisti.
Ho profittato di una lettera che dovevo trasmettere alla signora Velia (le hai poi scritto nulla?) per mandarle a dire in lettera sigillata con ricevuta di ritorno che sono sempre a sua disposizione, e che la mia assenza da casa sua dopo quella sera non  atto di mia volont.
Invoco l'intervento del giudice istruttore per riaprire i pacchi di Matteotti e cavarne fuori gli appunti della nuova edizione aggiornata di "Un anno di dominaz. fascista" ecc. Se no altri ci usurper quello che  un nostro diritto e dovere.
In proposito mi ha gi scritto Gobetti.
Stasera mi rilegger il discorso del capo-banda per precisare ci che si dovrebbe dire domani al Senato da un collare dell'Annunziata.
...
.
...
MUSSOLINI, ALBERTINI E SFORZA IN SENATO.
...
.
...
In Senato, Mussolini dichiara esplicitamente che il Governo deve restare al suo posto, che non si pu pensare a sciogliere la Milizia, che "la pretesa dello scioglimento della Camera e delle elezioni generali, significa non rendersi conto che una terribile crisi politica devasterebbe ancora per chiss quanti mesi e anni la vita della nazione".
Il senatore Albertini riafferma che l'opposizione mantiene le proprie posizioni non potendo concedere la propria fiducia ad un governo del quale sono sospetti i legami con gli autori, ovvero presunti autori, di un efferato delitto.
Il senatore Sforza, coalizzando il discorso di Mussolini, si domanda:
"E nella lunga apologia, cosa c'era come argomento principe?
"Che anche all'estero si sono compiuti delitti analoghi all'assassinio di Giacomo Matteotti.
"Signori, un popolo non pu dare forse maggior prova di debolezza civile che se si pone tutto il tempo la domanda: che dir mai l'Estero? Un gran popolo deve trarre dalla sua coscienza morale le sue ragioni di giudizio.
"E a proposito di giudizi dell'estero, permettetemi che io citi qui le parole nobilissime che Matteotti oppose due mesi fa ai suoi colleghi della Conferenza socialista di Brusselle: "Nulla noi vogliono dai compagni dell'estero. Ciascun popolo deve conquistare la sua libert; se non si sa, vuol dire che non ne  degno".
"Non sentite qui dentro, o colleghi, nelle parole di questo figlio della stessa terra di Battisti - Matteotti era originario di Trento - (commenti) - un orgoglio nazionale che egli forse neppure sospettava in s, e tanto pi fiero quanto meno sventolato in paroloni da sagra?"
...
.
...
Anna a Filippo
25-6-924 Milano, ore 17,30.
L'oracolo ha parlato; ha parlato  vero in tono minore, ma  sempre lo stesso. Il ritorno alla normalit, osservanza della costituzione, l'inserzione del fascismo nella legalit, tutto ci lo far per lui, l'uomo indispensabile e non sostituibile, se n pu avvenire "l'irreparabile" col gran pericolo alla Patria. La Milizia Naz. verr assorbita nell'esercito regolare, e il progetto  gi in via di studio, ma oggi alla maggioranza ne disse di pi rinunziando del tutto al corpo militare alle di lui dirette dipendenze, e facendolo integrare nell'esercito regolare col giuramento di fedelt al Capo dello stato. Quanto alle opposizioni fece la corte a quella costituzionale, coll'intenzione di domare il "Mondo" ed il suo direttore, ma Amendola rispose subito per le rime, e da questo caso di assorbimento e di disgregazione dell'opposizione il grande stratega napoleonico certo sar rimasto molto deluso. Trov invece un puntello nell'"Osservatore Romano" per chiudere la bocca ai giornali di opposizione, perch colle loro indagini dirette nel delitto Matteotti intralciano il lavoro della Giustizia. Quale  la ragione di questo indiretto salvataggio degli assassini, mentre solo poco tempo fa il Papa mand 1/2 milione ai danneggiati cattolici dalle violenze fasciste dopo le elezioni?  evidente che al Vaticano sono seccati della campagna formidabile del "Popolo", perch  contro i costumi ecclesiastici sempre gesuitici ed in tutte le cose di questo mondo non ammettono che l'andare fino ad un certo punto. Figurati un organo politico cattolico che si mise sulla via di andare fino in fondo. Albertini invece mantenne la sua linea inflessibile; fece una requisitoria serrata ed inesauribile, non concluse gran che, ma forse non voleva concludere per ora, come, del resto lo farete anche voialtri dell'opposizione. Ecco qui il tuo espresso. Non capisco bene in che cosa consiste l'osare dello Sforza. Se tu sei tanto convinto di non lasciare passare l'attimo fuggente, perch non ti metti insieme e non vai incontro a tutti i rischi e pericoli? In questo caso non c' da lagnarsi delle incertezze e delle titubanze di altri. Perch non lo fai? Probabilmente perch anche tu sarai attenagliato da gravi dubbi ed allora perch cos poca indulgenza verso quelli che non fanno la voce grossa, che sentono non potr essere seguita da un passo coraggioso verso l'assalto. Generalmente due o tre fanno la voce grossa, come chi grida forte sperduto nel bosco d'una foresta. Per parte mia non supplicherei la tua prudenza, purch lo slancio ti dia il conforto morale di aver vissuto non indarno.
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, mercoled 25/6/924, alle 16.
Mia cara,
ti scrivo prima per non essere inchiodato come ieri. Ti scrivo breve perch il tempo  angusto. Ma ti dico in compenso, poich attendi da me un po' di luce e di conforto, che oggi le nostre impressioni sono ottime. Quel tanto di ottimo e di ottimistico che vi pu essere dopo una cos enorme sciagura.
Attendo ancora (e sento ora gridare in piazza e scender a pigliarle) qualche edizione straordinaria col discorso del duce a Palazzo Venezia. Ma mi dissero gi che fu assai dimesso. Pur di restare a galla si adatta a tutto. Pensa sul serio (si afferma) a un Ministero con Amendola e qualcuno di noi. Ci dimostra non solo che  coll'acqua alla gola, ma dimostra che l'assenza assoluta del senso morale diventa, a un certo grado, per l'intercomunicanza delle facolt umane, assenza di senso comune.
Stamane torn Sforza da me, coi dubbio di ieri. Aveva proposto un esordio, ma gli pareva pallido troppo, e infatti, lessi il discorso Albertini, non valeva la pena che egli parlasse per cos poco. Io gli avevo in fretta proposto - e gli dissi e gli diedi - alcuni appunti, ben altrimenti forti, in replica al discorso del duce al Senato. Glielo diedi e lo stimolai perch andasse subito a raccogliersi e a organizzarsi un discorso. Gli fanno enormi pressioni perch taccia. Spero di averlo deciso. Gli ho mandato a casa test un ciclista per rafforzare il desiderio di intervenire. Sarebbe pi pronto domani: ma oggi o domani dovrebbe parlare. Certe cose non le pu dire che lui, che Albertini non poteva; e, dette da lui, avranno immenso rilievo, sia che siano ascoltate in silenzio, sia che siano rumoreggiate o magari impedite: nel qual caso le darebbe alla stampa. Sotto il suo guasconismo apparente c' del coraggio: ed  forse l'uomo del domani.
Poi, qui, si comment la mozione pel 27 - che divenne dichiarazione. In complesso fu conservata la mia non solo come scheletro, ma anche nell'esordio e nei suoi brani principali. Fu rimpolpata con accenni diretti a dimostrare meglio il nesso fra il delitto, il regime e il Governo. Riaffermata, contro i pissi pissi adescatori, la compattezza delle Opposizioni. Soppresso l'appello per la messa del Governo in istato d'accusa e per lo scioglimento e rinnovazione della Camera, che parevano prematuri. Ne sono abbastanza soddisfatto. Il collaudo definitivo sar dato, credo, all'adunanza di stassera del Comitato o domani.
Declinai la Presidenza dell'assemblea di venerd, non volendo darle colore unitario, e porteremo Cesar, come il meno estremo, ma non posso sfuggire alla commemorazione. Ci penser domani.
Il pericolo  nei comunisti e nel loro sciopero generale. Speriamo che Confed. del Lavoro e massimalisti (che in questo sono con noi) riescano a sventarlo. Sarebbe un aiuto al Governo.
Il pericolo dell'incriminazione di De Bono, che manderebbe l'istruttoria al Senato,  avvertita dalla magistratura, che perci ritarda. Bisogna che la istruttoria sia completa: solo dopo, quando sia indelebile, potr passare all'Alta Corte, d'onde avr il processo un'eco pi largamente e solennemente mondiale.
Non  impossibile che il documento accusatore Finzi risorga: forse nello stesso discorso Sforza. Se ardir. O per altra via. E c' quello della canaglia Benedetti, che non avr poca importanza. La prova mi pare inarrestabile. Io non prendo quasi pi caff: gli avvenimenti e le speranze e i doveri sono anche troppo eccitanti di per s.
Ora non so pi se desiderare che il cadavere del povero Giacomo rimanga nel fondo del lago o nel forno dove forse fu abbrustolito. Pare accertata la evirazione. Da pi punti  confermata. Dicono che i genitali di lui fossero portati in una borsa a Filippelli, il quale ne svenne.
Certo, se Bazzi venisse arrestato, si andrebbe in fine. Sarebbe l'ultima ora del responsabile maggiore. Non voglio sperar troppo. Ma mi pare che, anche senza ci, abbiamo carne al fuoco abbastanza. Non capisco il tuo pessimismo. Non capisco perch fu un errore la sottoscrizione. Anche oggi mando mille lire. Se ci riesce, faremo un monumento nella piazza di Montecitorio. Pensa! Certo noi e l'Italia non pagheremo mai abbastanza la gratitudine che dobbiamo al povero Giacomo.
Sono sceso a prendere le edizioni straordinarie del "Piccolo" col discorso di Palazzo Venezia.  la risciacquatura del discorso di ieri, ma ancora pi dimesso.  una supplica alle Opposizioni di rientrare alla Camera. "Il punto  questo". Se non rientrano, come andar avanti? Il masnadiero chiede, non risolve. Se in principio si ebbe qualche dubbio, ora  chiaro che il nostro esodo  la pietra d'inciampo contro cui sente di doversi rompere le ossa. Ma le Opposizioni non rientreranno se non a situazione mutata e come accusatori: per es. per chiedere l'inchiesta parlamentare. Insiste fino alla noia sulla conciliazione e sull'allargamento e trasformazione del Ministero, sulla utilit delle Opposizioni anche se astiose e settarie e si limita a fare la difesa teorica del "regime" e dei "principii". La verit  che tutto gli crolla sotto. La Camera non esiste pi: i soli eletti siamo noi e stiamo sull'Aventino; gli altri, i nominati da Cesare Rossi e Marinelli, ossia da detenuti o prossimi ad esserlo (si spera di raggiungere anche Giunta), la maggioranza, insomma, non esiste come Parlamento;  un reparto di milizia nazionale, che subisce gli ordini e cui  imposto di non dire una parola. Dopo ci parlare di Parlamento e di Costituzione e di re rispettoso della stessa sono farse da "Becco giallo".
Ogni pericolo  tramontato. Evito solo i centri frequentati per sottrarmi alle dimostrazioni, sopratutto dei giovani, che si levano il cappello al mio passaggio come se passasse il padre - o l'ombra - del povero Giacomo. Il che  anche penoso.
...
.
...
Anna a Filippo.
26-6-924 Milano, ore 17.
Non so, se segui in questi giorni il "Corriere della Sera", che fa una campagna contro il regime fascista in modo meraviglioso davvero. N, mio caro, sono tutt'altro che pessimista, ma non arrivo ai voli fantastici migliolini di voialtri a Roma. Non mi pare che sia in questa momento maturata la situazione al punto da ricevere colpi mortali. Il regime  ferito a sangue, e la ferita a morte verr quando verr. Potrebbe accadere da un momento all'altro nello svolgimento dell'istruttoria e magari prolungarsi l'agonia per mesi e mesi, e di questo parere, credo, siamo in molti, almeno quelli che non si  ubriaccano troppo da suggestioni reciproche dell'ambiente romano-politico-giornalistico e di Partito. Vedo per che anche le linee generali della vostra dichiarazione, che presenterete domani alla seduta di opposizione, coincidono completamente con quel che ti scrissi pochi giorni fa, dopo aver letto il primo abbozzo della mozione. Mi pareva prematuro e nocivo all'attacco la richiesta della messa in istato d'accusa il Governo e lo scioglimento della Camera. Scartare queste due richieste si rimane nella linea dell'astensione dalle sedute della Camera finch non si vedranno attuate le garanzie legali per la libera funzione dei rappresentanti e dei cittadini nel paese, e l'insistenza di eliminazione della Milizia Naz. e cio nella linea del buon senso e dei sentimenti diffusi nel paese. Per domani mi pare, non c' da temere nessun genere di sorprese per la manifestazione dei 10 minuti della sospensione del lavoro all'ora che voi inizierete la vostra seduta di opposizione. Le adesioni della Confed. degli industriali e delle corporazioni fasciste sono forse uno dei sintomi pi significativi della riscossa prossima di tutto il popolo italiano. Povero Matteotti! se potesse vedere nell'al di l come il suo sangue ha lavato l'onta in cui  caduta l'Italia, benedirebbe anche il suo martirio. Non scrissi alla Velia e ti dissi gi il perch, incaricandoti dirle una parola di cordoglio anche per parte mia, ma tu forse avrai letta la lettera in fretta e non te ne ricordi nemmeno. Le ragioni dell'errore della sottoscrizione per una memoria a Matteotti te le dir Treves. Il monumento al gran martire lo far il Governo della libert, ma non colla sottoscrizione, che temo riesca meschina, ma adeguata alla grandezza del suo sacrificio per la redenzione dell'Italia. Spero che oggi lo Sforza avr trovato il fiato per intonare le trombe alla caduta degli ultimi residui delle mura fasciste.
...
.
...
LA COMMEMORAZIONE DEL MARTIRE.
...
.
...
Per il giorno 27, le masse lavoratrici erano invitate dalla Confederazione generale del lavoro a ricordare e onorare Giacomo Matteotti sospendendo il lavoro alle ore 10 negli stabilimenti per 10 minuti, nei servizi pubblici per 2 minuti.
A Roma, erano convocati allo stesso fine in adunanza plenaria i Gruppi di opposizione.
Nell'aspettazione delle loro deliberazioni, Mussolini, parlando alla maggioranza riunita a Palazzo Venezia, aveva invocato il loro ritorno alla Camera con queste parole: "Se le opposizioni sono veramente pensose delle sorti della patria e non vogliono spingere le cose fino al punto in cui l'irreparabile scoppia come conseguenza fatale logica, se le opposizioni si renderanno conto di questa loro responsabilit e ritorneranno alla Camera, a darvi la loro opera di critica, di controllo, di opposizione anche astiosa, anche settaria, anche pregiudiziale, che noi dovremmo sopportare, tollerare, talvolta quasi incoraggiare, perch l'opposizione, in quanto ci segnala certi fatti, certe cose, pu essere di utilit grandissima, se questo avviene allora potremo dire di avere superato la crisi".
Nella riunione dei rappresentanti dei sette partiti della opposizione, Filippo Turati ricord Giacomo Matteotti quale fu in vita con una elevata e commossa orazione, riboccante di poesia e di umanit a un tempo.
Dopo che ebbe finito di parlare il Turati, l'assemblea delle opposizioni votava una mozione in cui condannato recisamente il passato, affermava come assolutamente pregiudiziale a qualsiasi mutamento di atteggiamento, due cose: la fine degli illegalismi e delle violenze e la scomparsa di ogni milizia di parte.
Essa venne allora considerata tale da lasciar aperto uno spiraglio per una, sia pur difficile, intesa.
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, gioved 26/6/924, alle 19.40.
Non so se ti piacer.  tanto difficile essere naturali e semplici, quando se ne fa il proposito. Ma  quello che . La ragazza che lo dattilografava a mia dettatura aveva i brividi e gli occhi rossi. La serva di Molire?
Comunque  un dovere. E se lui sacrific la vita, noi possiamo ben sacrificare la vanit.
Intanto ho altro motivo per essere contento. Tu mi rimproveravi, quasi, che io, spingessi altri (Sforza) alle barricate senza seguirlo. Non mi hai capito. Gli dissi che lo avrei spinto pi energicamente se avessi potuto seguirlo. Ma non son pentito e l'effetto mi d ragione. Ha parlato forte, e ascoltato. Vedremo il discorso forse nelle quarte o quinte edizioni - almeno del "Mondo".
Morgari, che parl con Gasparri mi disse delle ostilit del Vaticano - meglio di Ratti contro Sturzo e il "Popolo". Si capiscono. Non vogliono noie. Ma non credo si spingeranno fino a sconfessarli. E se fosse, peggio per loro.
Mander una parola ad Albertini. So che la gradir.
Ora si  licenziata la dichiarazione, che Treves ringagliard. Mi vogliono anche presidente. Rilutto invano.
Sento che la famiglia di Giacomo si costituisce - finalmente - parte civile con l'Avv. Augusto Ferrari, che chiede di presenziare l'assemblea di domani.
Addio, mia cara Anna. Era destino che dovessimo vivere agitati gli ultimi anni. Ma anch'io peso, con te, che tutto  meglio, anche l'assassinio subito, meglio dell'esser vili.
...
.
...
Anna a Filippo.
27-6-924 Milano, ore 16,15.
Che giornata di emozioni, e di rinnovato strazio. Le mani tremano e gli occhi sono velati! Alla prima ora del mattino lagrime sul tuo commovente ed emozionante articolo sulla "Giustizia". Alle 10 l'indimenticabile omaggio di popolo alla memoria del martire in piazza del Duomo ed ora in Galleria. Mentre suonavano le ore 10, tutti i presenti al rito religioso si levarono i cappelli, le donne coi fazzoletti agli occhi, i trams fermi, altrettanto le carrozze ed autobus. Vidi ufficiali in divisa che fermavano ciclisti in corsa, obbligandoli a scendere dal veicolo, scoprirsi e riprendere la corsa quando si saranno mossi i trams. Due manigoldi vollero obbligare, all'arco della Galleria, un brumista di proseguire, ma egli si scopr e non volle obbedire all'ordine dei clienti. Il pubblico approvava il brumista, e i manigoldi emisero il grido di Viva Mussolini! Allora nella piazza silenziosa, ma stipata di gente, si ud un grido che echeggi formidabile: "copet". Le notizie alla Camera del Lavoro sono imponenti e dappertutto una sospensione del lavoro in pieno raccoglimento e silenzio. Hai ragione: il grande martire  vivo, ed  adesso pi forte che mai a spingere il popolo di tutte le classi e di tutti i ceti al risveglio, che certo non si assopir, ma rimarr vigile sino alla caduta dell'unico, gi frusto ed arcifrusto, sipario. Pi tardi arriv la tua lettera col tuo grande e insuperabile discorso, dove il pensiero forte, il dolore non piagnucoloso, ma profondo, una sintesi scultoria della Nemesi della storia e la fine commovente sino alle lagrime,  veramente pi di un discorso funebre al fascismo, ed un inno di resurrezione di tutta una Nazione. Povera mio veggiotti! Quando si ha ancora una mente, dei nervi vibranti e l'arte di far vibrare le anime di chi s quanta gente, n, n, non puoi considerarti una vecchia carcassa gi votata alla morte, perch non altro servizio potresti rendere al popolo affranto. N, tesoro caro, devi vivere e con te, per quanto io sia morta davvero, mi pare ancora di far parte alla vita anch'io. Povero Matteotti! Se potesse vedere il miracolo ottenuto dal suo martirio! Sarebbe contento anche lui, non sentendo pi le sofferenze fisiche del suo corpo martirizzato. Il discorso di Sforza  una mazzata unica da principio sino alla fine sulla testa del capobanda;  rude,  formidabile, come un giustiziere. Chi sa che ripercussione avr all'estero, malgrado i 21 voti soli raccolti al Senato. Quando ti feci osservare che, se l'osare dovesse velare delle azioni, potresti anche seguirlo, considerando che, secondo te, l'osare comunque doveva servire a qualche sbocco. Non credevo che si trattasse di un discorso, perch a pronunziarlo potevi anche stimolarlo, poich oggi toccava a te, come ieri tocc a lui. E trovo che sul terreno parlamentare nessuno ormai dovrebbe ritrarsi di parlare al paese, e sono contenta che il fiato lo Sforza l'abbia raccolto e sonato come lo fece ieri.
...
.
...
Filippo ad Anna.
Roma, venerd 27/6/924, alle ore 18,30.
Mia carissima,
La commemorazione fu grandiosa, commovente e commossa. Si vedevano piangere molti visi arsi di vecchi e di giovani, che si direbbero refrattari alle lagrime. Ma che pena, mia cara! Si ha l'impressione di aver buttate le ultime palate di terra e di ciotoli su una bara che si affondi nel suolo. Queste cerimonie sembrano allontanarci sempre pi dal povero morto, ucciderlo sempre di pi, tendere a restituirci la pace! Io non so come mi  resistita la voce, che tratto tratto il singhiozzo minacciava di rompere. Quando fui coperto di baci da cento persone, sentii la prima volta che l'avevano sotterrato per sempre.
Il testo, che ti ho mandato, fu ancora temperato qua e l e completato. Ma lo troverai sui giornali, insieme alla dichiarazione, che nessuno si attent a discutere.
Ora bisogna curare la eredit del povero morto - la eredit intellettuale, perch l'altra aveva bene in mente di disporne e voleva fare testamento, anima presaga - ma non ne ha trovato il tempo. Ho spedito un telegramma alla vedova e alla madre, che io stesso proposi all'Assemblea. Vi  un volumetto gi pronto ma che non doveva uscire col suo nome. Convoco i presenti a Roma per deliberare. Editori ci scrivono per fare uno o pi volumi. Bonardi e Tremelloni per conto di una casa editrice vogliono fare un excepta dei discorsi; ma non hanno gli atti parlamentari. Ma Ruini, che avevo pregato di scovarli, mi disse che non lo trovava conveniente per varie ragioni. Comunque, non  cosa che si possa improvvisare. Rimango volentieri a Roma tre o quattro giorni di pi, per occuparmene. L' ottimo Basso .... ottimo, ma molto impacciato. Vorrebbe ora dare col nome di Matteotti una antologia mussoliniana che il nostro Giacomo voleva far uscire come cose di un fascista. Scorrer stanotte le bozze, ma non mi pare conveniente. Ad ogni modo sar bene non avere il parere degli amici. Ma oggi, tutti mi erano intimi: anche quelli che meno si crederebbe, quelli con cui ci salutiamo appena, quelli che conosciamo aridi. La tragedia ha stemperato i cuori, ha reso tutti pi buoni, ha creato come una fratellanza d'anime che la vita non d, che la sola morte pu dare.
Addio, mia carissima.
...
.
...
FINE.
...
.
...
NOTE
...
.
...
Victor Noir, che Filippo ricorda nella lettera del 14, venne ucciso dal cugino di Napoleone Terzo mentre gli portava un cartello di sfida per conto di Henri Rochefort, formidabile polemista antibonapartista. Il trasporto della salma al Pre-Luchaise adun tutta Parigi repubblicana e parve dovesse essere il segnale della rivolta che non ci fu. Ma l'avvenimento segn il primo formidabile scrollone dell'opinione pubblica, precorritore della catastrofe dell'impero a Sdan.
...
.
...
Il processo per la riabilitazione del capitano Dreyfus e la campagna di stampa che lo accompagn determinarono il crollo dell'intangibilit della casta militare francese e del mito della "cosa giudicata".
...
.
...
Stretto nella vettura che lo portava attraverso Ponte Milvio verso le campagna romana, e stilettato dai sicarii, Matteotti avrebbe detto queste parole a cui accenna Filippo nella lettera del 16: "Uccidete me, ma l'idea che  in me non la ucciderete mai.... La mia idea non muore.... I miei bambini si glorieranno del loro padre.... I lavoratori benediranno il mio cadavere".
...
.
...
A proposito delle incertezze, degli indugi, dei dubbi dell'Opposizione lamentata da Filippo, raccontava il compianto amico Agenore Guberti che, una diecina di giorni dopo l'assassinio, Mario Santarelli - anch'egli morto giovane - si rec a Roma alla redazione della "Voce Repubblicana" per avvertire che in Romagna un gruppo di uomini armati e decisi erano pronti per scendere alla capitale e impadronirsi della persona di Mussolini.
Egli fu accolto da taluni con sorrisi di scherno per la superfluit del proposito, da altri coll'insinuazione che il tentativo sarebbe stato inutile in quanto il fascismo era gi a terra, come una vescica sgonfiata, e Amendola aveva dato per certo esser tutto combinato col re per far cessare la tragica avventura.
Fu anche detto in quei giorni che Mussolini aveva gi fatto preparare, per fuggire, un aeroplano al campo di Ciampino, dove sarebbe stato raggiunto e fermato da Farinacci e Arpinati i quali gli ingiunsero di ritornare a Roma e di "puntare i piedi".
Come fece infatti.
Raccontava Francesco Bonavita - altro conterraneo - di averlo consigliato con insistenza ad andarsene dal governo, ma Mussolini, dopo qualche attimo di meditazione, gli rispose:
"Col sangue sono venuto, col sangue dovranno mandarmi via".
Quello di Giacomo Matteotti non era bastato. Ce ne vollero dei fiumi ed infine anche il suo.
Che  la sorte di tutte le dittature.
...
.
...
FINE.